Ballando vicino all’oceano


Sulle note di una musica afro-europea senza precedenti, l’evento lisboeta “Semba no pé” ci conduce a passo di danza attraverso la storia degli artisti di origini africane, dai ritmi coloniali alla Kizomba

Testo e Foto di Cinzia Pollastrini (Cynthia Poll)

 

Impensabile, per noi appassionati di danze afro, mancare a questo evento portoghese, giunto alla sua quarta edizione, così ricco, in soli tre giorni, di appuntamenti e opportunità!

Siamo perciò partiti in ventitrè per vivere di persona il Semba no pé di cui tanto avevamo sentito parlare: un’esperienza che si è rivelata altamente formativa e che ripeteremo sicuramente perchè ci ha permesso di conoscere le radici e le trasformazioni delle danze tradizionali angolane.

Ci ha accompagnati il maestro Franco Attanasio, a conclusione del nostro corso Promoter Kizomba Italia, così, durante i tre giorni a Lisbona, ha avuto modo di raccontarci nel dettaglio come la rivoluzione politica e culturale in Angola, conclusasi con la liberazione del Paese nel 1975, abbia contribuito a modificare il concetto espresso originariamente dal Semba, la musica tradizionale del paese sud-africano. Semba letteralmente significa “tocco di pance”, movimento caratteristico che si ritrova ancora nella danza angolana Rebita.

Il Semba – esordisce il nostro maestro – è stato un mezzo di lotta politica ma si è poi trasformato in voglia di fare festa, di incontrarsi per divertirsi e ha dato origine al genere musicale Kizomba (Semba e zuck”) facendo suoi i cambiamenti introdotti dal movimento Zuck e dal suo nuovo tipo di musica che ha coinvolto anche altre parti dell’Africa (Afrozuck). A Lisbona il nuovo movimento ha poi subito un’altra fase evolutiva dovuta all’influenza esercitata dai “Palops”, i deportati di lingua portoghese in terra africana, rientrati in Portogallo col finire dell’epoca coloniale. E’ a questo punto che è scoppiato il fenomeno commerciale della Kizomba, voluto e pensato da cinque protagonisti del ballo e della musica angolana (Mestre Petchu, Kwenda Lima, Zé Barbosa, Avelino Chantre e Tomas Keita) ormai stabiliti a Lisbona per divulgare in Europa il nuovo movimento culturale, fatto di musica e di ballo. Tuttavia – ci spiega ancora Franco Attanasio – nonostante l’influenza del modo di vivere europeo, in Portogallo permane la componente africana più vitale, la voglia di ritrovarsi per divertirsi”

La Kizomba quindi è nata in Angola e il termine che identifica questa danza è proprio di origine angolana (“mu kukina pala um izomba” in lingua Kimbundu significa infatti “Andiamo a fare festa”). Appartiene però a tutti coloro che hanno contribuito alla sua evoluzione e quindi un po’ anche a noi che praticandola, aiutiamo a diffonderla e a preservarla da modificazioni che potrebbero far perdere il significato originario del modo di vivere la vita e il ballo. Il nostro intento infatti, è quello di riuscire a mantenere questo approccio pur nel continuo evolversi dei vari stili. In Tarraxinha ad esempio i due ballerini restano stretti in un abbraccio dal quale si divincolano, quando il ritmo cambia, per lanciarsi a sembare, dimostrando tutta la loro bravura ma solo per puro divertimento.

INCONTRI SPECIALI

Il festival è stato per noi l’occasione di incontrare vari protagonisti della Kizomba e ne abbiamo approfittato per intervistarne alcuni.

A Paulo e Lanna abbiamo chiesto innanzitutto come è nata l’idea del festival che stiamo seguendo.

“L’idea – ci hanno detto – ci è venuta mentre eravamo in tournèe all’estero e quando abbiamo capito di essere poco conosciuti a Lisbona, quindi è proprio qui che abbiamo voluto diffondere la cultura africana, proponendo con una certa regolarità i corsi di ballo. Così è nato il “Christmas Kizomba Festival” che inizialmente si svolgeva nell’arco di un week end. Noi pensavamo soprattutto a diffondere il Semba, di cui si diceva fosse una sorta di Kizomba più veloce, e a far capire che però c’è molto di più nella sua cultura e nelle sue radici da far conoscere e trasmettere alle persone. Spesso ci trovavamo ai festival con Miguel e Susanna e un giorno durante il Tafix a Porto organizzato dagli Afrolatin Connection, ci venne proposto di fare una sessione di danza tutti insieme. Accettammo e ci presentarono tutti e quattro dicendo che eravamo fantastici e da allora siamo “I fantasici 4″. In seguito, nel 2016, abbiamo dato vita al festival vero e proprio rivolto alla vasta comunità africana di Lisbona ma aperto a tutti coloro che volevano conoscere l’essenza della Kizomba. Oggi abbiamo due edizioni del festival: una a dicembre e una a giugno.”

In sostanza il Portogallo, archiviato il periodo della colonizzazione dell’Angola, è oggi divenuto il luogo d’elezione dove praticare la Kizomba e il Semba ed è un importante punto di ritrovo per tutti i musicisti e i ballerini che infatti si incontrano qui, più che in Angola, per comporre musica. L’elevato livello tecnologico di Lisbona offre infatti a questi artisti opportunità impensabili in Africa e poi, come spesso accade, si dà più valore al patrimonio del proprio Paese quando ci se ne allontana….

Personaggi come i cinque promotori, oggi molto famosi a Lisbona e nel mondo, infatti hanno saputo cogliere con tempestività il momento giusto per valorizzare la Kizomba e la cultura del loro paese d’origine. Tra loro si conoscevano, erano amici e insegnavano in differenti locali ma il loro più grande desiderio era quello di stare tutti uniti perchè è nel festeggiare insieme che si crea energia e si ritrova la cultura, lo spirito e la dinamica del ballo. E così, tutti e cinque insieme, hanno deciso, seguendo il loro istinto naturale e spontaneo, di far conoscere la loro cultura di musica e ballo in Portogallo.

Ma quale è il ruolo della donna nella cultura del ballo e quali le differenze tra Africa e Europa?

“In Africa esordisce Paulo – la donna è considerata come una regina e gode di grande considerazione da parte dell’uomo. Molte canzoni di kizomba infatti sono dedicate alla donna, sono molto romantiche e portano nomi femminili. In Europa le donne sono più indipendenti e nel ballo questa differenza si nota, soprattutto per il modo di porsi.

L’insegnante africana – precisa Lanna – usa con naturale eleganza la propria sensualità, è talmente sicura di sé, del suo valore e di quello che può dare che non ha bisogno di enfatizzare i movimenti. Lo stile europeo invece insiste molto sull’aspetto sessuale.

In Africa inoltre si balla con tutte le donne anche con la nonna, la figlia, la mamma perchè bisogna ballare con tutti, qui invece si tende a ballare con donne belle e seducenti e con fini sessuali.”

La nostra vacanza-studio ci ha permesso di intervistare anche Mestre Petchu, uno dei cinque che hanno dato origine al fenomeno commerciale della Kizomba.

Conversando amabilmente con lui scopriamo che vive a Lisbona dal 1996 e che vi è arrivato con la sua Compagnia di ballo “Kilandu Kilu”, spinto dalla madre a diffondere la danza africana nel mondo ma anche motivato dalla prospettiva che un giorno molte persone avrebbero potuto parlare di lui….

“All’inizio – ci ha raccontato – ho affrontato momenti difficili perché il successo stentava ad arrivare ma mia madre mi ha sempre spronato e motivato affinchè continuassi a lottare per il mio obiettivo. Per questo, nonostante abbia dovuto fare lavori umili e faticosi per guadagnarmi da vivere, non ho mai abbandonato la danza.”

Nei 23 anni trascorsi in Portogallo, anni in cui come coreografo e direttore artistico ha dato una nuova visione della danza africana, e in particolare angolana, Mestre Petchu ha portato professionalità nei gruppi amatoriali, strutturando al meglio spettacoli teatrali che hanno trovato il giusto apprezzamento che invece scarseggiava in Angola, supportato dalla sua Compagnia che già aveva un curriculum di importanti riconoscimenti.

Tra una lezione di ballo e l’altra riusciamo anche a parlare di come il Portogallo potrebbe diventare un tramite fra Africa e Europa. I lusitani sono stati grandi colonizzatori e il Portogallo era una porta chiusa per gli africani mentre ora accoglie i Palops di lingua portoghese e potrebbe veramente diventare il trait d’union fra Africa e Europa.

“La Kizomba è angolana – continua Mestre Pechu – ma è diventata famosa grazie al Portogallo e al contributo di molti popoli africani ed è in Portogallo, a Lisbona, il vero coração del movimento. E’ patrimonio del mondo, un po’ come è avvenuto per il calcio che è nato in Inghilterra ma nessuno dice che sia inglese, ad esempio il Brasile è uno dei paesi più forti del mondo nel calcio.”

Quindi il ballo kizomba è nato in Angola ma è arrivato in Europa tramite in Portogallo dove c’è stata la mescolanza ed è iniziata la divulgazione.  E oggi è la danza del secolo!

FESTA GRANDE

Semba no pé ci ha fatto vivere un’atmosfera diversa e unica, in un ambiente molto coinvolgente, con un’energia che non è paragonabile a nessun altro posto finora visitato e siamo stati anche noi contagiati dallo spirito che spinge le persone a ritrovarsi per fare festa, per stare bene insieme, per scambiare sentimenti ed emozioni.

Abbiamo vissuto a stretto contatto umano con popoli diversi, percepito la profonda connessione che si instaura fra due sconosciuti che si abbracciano e si lasciano trasportare dalla musica più romantica senza chiedersi se sono bravi ma, semplicemente, si ascoltano. Abbiamo conosciuto le origini religiose e culturali delle danze rituali e ci siamo divertiti ballando la versione più acrobatica e movimentata durante il Semba Show. Abbiamo anche imparato molto frequentando le lezioni che i vari maestri e artisti tenevano presso la struttura del Jazzy, all’interno del festival e trascorso piacevolissime serate nei vari locali da ballo, come il Barrio Latino e il Krystal Grand Club, situati lungo la banchina del porto e facilmente raggiungibili a piedi dal centro storico, dove peraltro noi alloggiavamo.

Dovunque c’era musica e festa. Per le vie della città e agli angoli delle piazze gruppi musicali cibo e bibite ci aspettavano e noi potevamo ballare Kizomba e Semba per strada, soprattutto la sera del 12 giugno, cuore della festa del Patrono Sant’Antonio da Padova (nato in realtà a Lisbona) che si protrae per tutto il mese tra mangiate di sardine, festeggiamenti e balli, anche nei più piccoli bar, fino al mattino.

Curiosi di scoprire le bellezze dei sette colli di Lisbona non ci siamo fatti mancare un giro turistico in pulmino, le escursioni a piedi e la scalinata che porta al Barrio Alto, la visita alla Torre di Belem dove il fiume e l’oceano si incontrano. Il top per noi è stata un’indimenticabile gita organizzata da Mukueto Events in barca, rigorosamente con discoteca a bordo: cinque ore di navigazione sul fiume Tejo e tanto divertimento al punto che, all’arrivo, nessuno voleva scendere.

Giorni intensi che lasceranno il segno, ricordi che ci accompagneranno e tanta nostalgia mentre ci avviavamo all’aeroporto ripetendo nella mente, come un ritornello, una frase creata dal gruppo in questa vacanza-studio…..“Se provi non torni più indietro”.  E noi a Lisbona ci saremo presto, per il prossimo appuntamento di dicembre!

 

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