Cosa cambia, quando si cambia?


Spesso il cambiamento viene percepito come un tabù apparentemente insuperabile, è difficile rinunciare al comfort, costa fatica, richiede sforzo ma in realtà è un’incredibile opportunità!

Testo: Elisabetta Franzoso – Foto: Silvia Giachello e Angela Macaluso

Identifichiamo il discomfort con il disagio che ne consegue ed ecco allora perché facciamo, più o meno consapevolmente, tutto il possibile per opporci al cambiamento: troviamo scuse, procrastiniamo, continuiamo a fare le scelte di sempre, che ci rassicurano e ci appaiono migliori e che però ci condannano agli stessi, a volte frustranti, risultati.

Noi non siamo nati per cambiare/soffrire” – ci ripetiamo in continuazione, e sempre più convinti – “Siamo nati per essere felici, per stare bene!” In effetti non c’è nulla di sbagliato in questa affermazione. Dimentichiamo però o, spesso, non sappiamo che il benessere e la felicità vanno strettamente a braccetto con il cambiamento, anche quando a noi non sembra, in una sorta di danza della vita, come il ciclico rifiorire degli alberi.

Quello che non sappiamo…

è che è proprio il processo stesso del cambiamento che ci arricchisce e ci potenzia, permettendoci così di vivere la vita nella sua pienezza. Ma non solo: cambiare ci aiuta a stare bene e ci fa ringiovanire, rinvigorendoci, ad ogni età. Nella mia personale esperienza, è stato proprio quando ho affrontato i cambiamenti più drammatici e radicali, che ho sentito espandersi il mio mondo e la vita scorrere nuovamente nella mente e nel cuore. Il mio primo “salto dal trampolino” risale a quando avevo 29 anni, quando andai vivere a Jakarta, in Indonesia. Poi fu la volta di Singapore, con un marito e una figlioletta, e infine, tre anni fa, da sola, a Barcellona. Dolore? Certamente, e lo dico con sincerità e onestà assoluta, cambiare comporta anche questo. Va considerato parte del cambiamento della nostra vita. Non si può evitare. Per questo lo si deve accogliere e accettare sin dall’inizio, con gioia nel cuore, come parte integrante del “pacchetto” e della magica avventura che pensiamo di intraprendere. Di questo parlo nel libro “Stella’s Mum Get’s Her Groove Back” (Stella’s Mum Cover) pubblicato proprio a Singapore, cioè di un dolore che lentamente si trasforma e ci migliora, di una fase temporanea, ma necessaria, per poter accedere ad un livello più alto di gioia e che ci conduce ad un benessere duraturo perchè ci permette di imparare a riconoscere cosa è meglio per noi.

fiume Tejo a Lisbona

Una scelta di benessere

Certamente oggi, considerate le tante difficoltà di lavoro che affliggono i giovani, spostarsi altrove è divenuto un fenomeno naturale, direi quasi scontato, visto come i ragazzi affrontano facilmente esperienze di vita, di studio e di lavoro all’estero, diversamente dalle generazioni che li hanno preceduti.
Non solo. Anche per i meno giovani e per chi smette di lavorare, si aprono le porte di una possibile vita migliore, da vivere in paesi diversi dal proprio: una possibilità che un tempo non esisteva e non era neppure pensabile, una volta raggiunta una certa età, mentre oggi, arrivati alla soglia della pensione, capita di desiderare di cambiare ambiente, di rinnovarsi, di acquisire nuovi amici all’estero, di voler vivere nuove esperienze, anche in paesi climaticamente diversi. Molti si sono trasferiti in Costa Rica, altri a Bali o in Thailandia, dove vivere con la pensione maturata nel proprio paese d’origine, costa decisamente meno. Altri hanno preferito i Paesi dell’Europa dell’Est o il Portogallo, dove una recente legge, che riduce la tassazione dei pensionati Europei, ha recentemente attratto molti italiani. Insomma, sembra che oggi cambiare stia lentamente, ma… finalmente!, abbandonando le sembianze della paura, come era un tempo, per far tornare a galla la voglia di sperimentare, di uscire, di incontrare gli altri.

Mollare il vecchio per il nuovo

La realtà che ci attende, quando decidiamo di cambiare, è per molti di noi traumatica. Perché? Dobbiamo lasciare il “vecchio” (ciò che conosciamo) per il “nuovo” (ciò che ignoriamo). E a volte cambiare ed andare a vivere in un nuovo paese, è un vero e proprio shock, emotivo e culturale. Siamo veramente pronti? Lo vogliamo veramente con tutti noi stessi? Come life-wellness coach dico sempre che è importante chiederselo, e rispondere con onestà. La chiarezza di intenti e la consapevolezza, rappresentano le fondamenta e il presupposto per poter dare il benvenuto al cambiamento, senza rischiare di vivere il tutto come un trauma, o uno shock, doloroso.

Cosa necessita oltre alla chiarezza di intenti?

Tre gli elementi fondamentali e necessari per aiutarci a superare gli ostacoli che incontreremo lungo la strada, nel viaggio verso una nuova vita, in un posto sconosciuto, accanto a gente nuova, con abitudini e lingua diverse dalle nostre:

  • la motivazione del perchè si vuole cambiare
  • l’amore per se stessi e una buona dose di coraggio che immancabilmente ne deriva e che sarà utile lungo il percorso
  • il forte desiderio di muoversi verso la nuova realtà, per conoscerla e integrarsi.

Tanto, ma non tutto, dovremo lasciare dietro le spalle, decidendo di andare a vivere in un nuovo paese: amici di lunga data, parenti, vicini, abitudini care, luoghi conosciuti e amati ma, soprattutto, dovremo imparare ad abbandonare le false opinioni, le verità assolute e tutte quelle convinzioni fortemente radicate in noi, impresse nelle nostre coscienze, derivanti dalla nostra cultura, storia, e dal nostro background, religioso o laico che sia. Ovviamente molto varia e dipende da dove si va a vivere. Il primo trasferimento in Indonesia ad esempio fu uno shock culturale vero e proprio per me. Molte delle mie aspettative vennero deluse e dovettero essere sostituite con nuove abitudini, a tutti i livelli. Qualche esempio? Girare in auto con l’autista, accettare che il senso del tempo fosse diverso da come lo avevo sempre pensato e vissuto, integrare sistemi di comunicazione verbale e di linguaggio corporeo diversi dai miei, di donna europea che era andata a vivere in un paese prettamente mussulmano. Anche il clima, di tipo tropicale, mi obbligò a cambiare stile di vita e le usanze culinarie locali mi spinsero a sperimentare nuovi sapori e piatti profondamente diversi dai miei d’origine. Tutto va esaminato prima e durante la fase decisonale, affinchè poi ci si possa preparare con i dovuti modi e mezzi per l’affascinante avventura verso la novità.

Affrontare la paura

Cambiare non è solo andare dal vecchio al nuovo. E’ anche allontanarci da ciò che conosciamo, e a cui siamo saldamente ancorati, emozionalmente e intellettualmente, per aprirci a ciò che non sappiamo e che sembra non poterci dare altre certezze. “E se non funziona?” è la domanda che ci si pone più sovente e che potrebbe finire per paralizzarci. Non a caso una delle paure umane più comuni è la paura dell’ignoto, di volare alto, del vuoto, ovvero di ciò che non possiamo né prevedere, né controllare ma la paura è anche la pulsione che ci porterà certamente ad espanderci, a conoscere posti, abitudini nuove, ad incontrare volti sconosciuti e a imparare lingue mai parlate prima. In una parola ad arricchirci dal punto di vista umano.

 

Abbattere le resistenze

Quando si cambia, qualunque sia il cambiamento, la cosa che suggerisco più di ogni altra è di non opporre resistenza alla paura, sia essa interna (dubbi, cinismo, scetticismo, paura tossica che ci paralizza,…) o esterna (ciò che dicono gli altri, le ansie e i timori altrui,…). E’ importante dire ‘si’ a tutto cio’ che sentiamo e pensiamo ma, allo stesso tempo, dobbiamo essere coraggiosi, attenti e selettivi. Avessi ascoltato i miei dubbi interni e gli avvertimenti espressi da chi stava intorno a me, non avrei mai lasciato l’Asia, dove ormai vivevo sicura e dove avevo un lavoro stabile e un asset di conoscenze frutto di 24 anni di vita lì. E non sarei dove sono: a vivere un momento di forte espansione di vita e di lavoro, rigurgitante di benessere e di voglia di creare. Si, attenzione alle resistenze, perché sono radicate in noi e agiscono subdolamente, senza che ce ne accorgiamo. Abbiamo imparato a crescerle e integrarle nel nostro sistema sin da piccoli, fondamentalmente per proteggerci. Mano a mano che cresciamo però confondono e nascondono il nostro vero essere e alla fine non ci rendiamo conto che invece di divenire resilienti, quindi più forti, diveniamo sistematicamente resistenti al cambiamento, quindi più deboli. Non riconosciamo che la nostra forza, tutta quella sorta di meccanismi di protezione che ci è stata utile per sopravvivere durante l’infanzia e l’adolescenza, in età adulta, e sempre più andando verso l’età matura, si trasforma progressivamente in una specie di prigione invisibile, che ci fa evitare di fare scelte (il sale della vita) e di assumerci il rischio di cambiare. Chiusi e asserragliati nella prigione che ci siamo costruiti attorno, cresciamo e invecchiamo senza vedere e capire che maggiori resistenze opponiamo al cambiamento, maggiori, profondi e frequenti, strati di dolore edifichiamo dentro di noi ma anche intorno a noi e agli altri che ci stanno vicini. Erroneamente motivati da questo ciclo tossico, autocostruito col tempo, rinunciamo a sognare e a muoverci verso ciò che in realtà desideriamo maggiormente: una nuova vita.

Conclusioni e propositi

Sorrido quando penso a quanti “no!” ho detto alla mia parte pigra, che ama il comfort, che procrastina, si giustifica, che non si sente degna e trova scuse per non cambiare, rischiando così di rinunciare a sognare e al vero stare bene ed essere felice. In definitiva dobbiamo imparare a gestire la parte invisibile e oscura che abita in ognuno di noi, se vogliamo vivere una vita piena. Importante è darle voce, ascoltarla, abbracciarla. C’è infatti in noi un’altra parte che, al contrario, desidera, sogna, ama, vive e sa che il cambiamento è il primo, fondamentale, passo verso una vita piena di gioia. Allora perchè non focalizzarci su quest’ultima e celebrarla con un brindisi al cambiamento, magari con un bicchiere di vino porto, sulle sponde del fiume Douro, o altrove, qui in Portogallo?

 

 

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