Dove la terra respira


Itinerario naturalistico in cammino, a São Miguel Açores, tra vegetazione rigogliosa, panorami mozzafiato ed emozioni primordiali

Testo e foto di Tiziana Magoni

Ci rimarrà nel cuore, e nella mente, questa splendida isola di origine vulcanica, la più grande dell’arcipelago portoghese delle Azzorre, che ci colpisce fin dal primo istante: quando, d’un tratto, la vediamo dall’alto nell’immenso oceano e poi ancora, una volta atterrati, per il forte contrasto tra il bianco dei paesini e il nero della lava e per la sua fitta, rigogliosa vegetazione verde intenso ravvivato da molteplici sfumature e da multicolori specie floreali.

Anche da qui, come sempre e come in ogni nostro viaggio, ripartiremo con il rammarico per non averne goduto appieno, questa volta per via del tempo atmosferico….

1° gg – LA CAPITALE DELL’ISOLA

Atterriamo a Ponta Delgada nel primo pomeriggio con forte vento e minaccia di pioggia. Siamo nella capitale, nata come semplice paesino di pescatori e ora popolata da circa 70 mila abitanti, varie chiese, conventi e case signorili che, ancora oggi, caratterizzano il centro storico. Vi entriamo dalla Porta da Cidades, famosa per i suoi tre archi ed eretta anticamente a difesa della città ma poi spostata di alcuni metri per essere riposizionata al centro della Plaza de Goncalo Velho di nuova costruzione. La città si dimostra cosmopolita e piena di vita, grazie anche al suo porto dove attraccano giornalmente numerose navi da crociera.

Ma veniamo subito a noi e al nostro percorso a piedi: otto amici che hanno in comune un forte desiderio di scoprire le bellezze dell’isola, anche se i giorni a nostra disposizione sono pochi.

2° gg – VISTA DO REI – SETE CIDADES – 15,7 km

Dirigiamo, in auto, verso Vista do Rei ma non ci fermiamo al primo parcheggio, riservato solo ai bus e per una sosta breve al Belvedere (il Miradouro), e proseguiamo per 1 km arrivando al secondo parcheggio.

Da qui iniziamo a camminare e il Parco Vista do Rei ci regala subito una vista mozzafiato su tutto il cratere del Vulcano che dà il nome all’isola e dove si sono formati il Lago Verde e il Lago Azul. Restiamo prevalentemente in cresta lungo un sentiero semplice, costeggiando da un lato i laghi e dall’altro l’oceano che oggi, in una giornata non propriamente soleggiata, si confonde con le nuvole.

E lo stupore, che ci accompagnerà per tutto l’itinerario, comincia tra il susseguirsi di siepi di azalee e di ortensie bianche e azzurre. Data la stagione anche qui un po’ in ritardo (il nostro viaggio è stato fatto a maggio) purtroppo non sono ancora in fioritura quindi possiamo solo immaginare quale possa essere lo spettacolo al momento giusto.

Affrontiamo subito una salita alquanto ripida, seguita da una pericolosa discesa, costeggiata da pareti che sono una sorta di museo a cielo aperto della storia geologica dell’isola: le fasi eruttive e gli strati sovrapposti di lave, ceneri, lapilli, hanno infatti generato fenomeni stratigrafici molto interessanti, anche dal punto di vista fotografico.

Dopo circa 4 km arriviamo a Sete Citades: un paesino delizioso, pulito, ordinato, fatto di casette disposte ordinatamente tutte in fila e ornate da giardini fioriti.

A questo punto il nostro gruppo si divide: io ed altri quattro proseguiamo affrontando un’impervia salita (500 metri di dislivello in soli 3 km!) che ci riporta al primo parcheggio poi, lungo la strada asfaltata, torniamo al punto di partenza del nostro percorso a piedi e quindi, in auto, andiamo a riprendere gli altri tre amici che troviamo comodamente seduti a sorseggiare una buona e fresca birra!

3° gg – MAIA – PRAIA DA VIOLA – LOMBA DA MAIA – 12 km

Si parte da Maia, piccolo borgo di pescatori affacciato su una spiaggia sassosa e nera, e il percorso si snoda lungo un gradevole sentiero costellato di passerelle e scale di legno cui fanno da cornice tanti, coloratissimi fiori e una lunga serie di fotografie che ripropongono i vecchi mestieri e la vita di un tempo in questo luogo.

Stiamo ancora proseguendo tra cascatelle d’acqua e piccoli terreni, per lo più coltivati a patate, quando, finalmente!, arriva il sole che ci scalda e, illuminando tutto, accende di mille colori questo panorama unico.

Attraversata Praia da Viola raggiungiamo un piccolissimo insediamento di poche case costruite con mattoni di nera pietra lavica che contrasta con il rosso dei balconi, delle imposte e delle porte creando un bellissimo effetto cromatico. Qui vive una famiglia che durante il periodo estivo, in una improvvisata cucina all’aperto, propone uno spuntino a base di sardine e pane casareccio ai molti turisti che percorrono questo sentiero.

Dopo la “sosta panino” ci attende il Trilho Municipal, un sentiero con ripide discese e scalinate che ci porta in alto, al Miradouro, dove il panorama a 360 gradi ci lascia senza fiato.

Ma non è finita perché ci attende un’altra impegnativa salita, fino a Lomba da Maia, che ci conduce dentro a un fitto bosco e poi si apre in immensi prati verdissimi dove pascolano, rilassate, le mucche.

Non manchiamo ovviamente di visitare il paesino, molto carino, quindi eccoci pronti per il ritorno a Maia, percorrendo lo stesso tragitto dell’andata, stanchi ma soddisfatti…

4° gg – ROTA DA AGUA – JANELA DO INFERNO – 8 km

Partendo dal delizioso paesino di Remedios, dopo una salita dolce di circa 2 km, ci ritroviamo ad attraversare un ampio prato sotto lo sguardo attento, e un po’ indagatore, delle mucche bianche e nere al pascolo.

Poco oltre ecco la prima galleria che, come ci avevano preannunciato, non è soltanto buia (ma noi siamo equipaggiati di potenti torce!), ha anche un soffitto molto basso che ci costringe a procedere a schiena curva. Noi percorriamo allegramente i 100 metri di lunghezza del tunnel e all’uscita, con nostra grande sorpresa, ci ritroviamo letteralmente sbalzati in una foresta dal sapore quasi tropicale!

Costeggiando il Rio Seco, lungo un affascinante percorso, si giunge alla famosa Janela do Inferno, la Finestra dell’Inferno, una parete verticale dove, circa a metà altezza, si apre una cavità molto grande creata dall’erosione dell’acqua mentre, alla base, occhieggia una piscina naturale.

In questo specchio di acque limpide ha il suo habitat un anfibio lungo dai 10 ai 16 cm, il Triturus cristatus, il tritone crestato, dal corpo massiccio e dal capo largo che durante la stagione degli amori, ci dicono, esibisca una maestosa cresta dorsale.

Alla Janela do Inferno lo scenario che si offre alla nostra vista è veramente unico e cogliamo l’occasione per godere della bellezza di questo luogo rinnovando le nostre forze interiori e poi, rinvigoriti, passiamo sull’altra sponda del Rio Seco costeggiando una serie di imponenti acquedotti le cui acque in passato venivano utilizzate dall’antica Fàbrica de Ceramica da Lagoa mentre attualmente garantiscono l’adeguato approvvigionamento idrico a tutto il comune.

Alla fine del quarto, ed ultimo, tunnel sbuchiamo in un prato costellato di candide calle: una meraviglia vederle crescere in questa realtà!

Di ritorno a Remedios facciamo una sosta alla Casa da Agua, la ex Latteria del paese ora divenuta Punto di Informazione per turisti. Questo paese è infatti un buon produttore di formaggi nostrani di mucca, pecora e capra.

5° gg – TRILHO DO AGRIAO – 15 km

Arrivati al paesino di Ribeira Quente prima di imboccare il sentiero, passando vicino al porto, ci incuriosiscono alcune persone che si muovono ad un ritmo velocissimo, apparentemente strano.

Dirigiamo perciò verso di loro e capiamo subito che si tratta di pescatori intenti alla preparazione delle lenze per la battuta di pesca. Li osserviamo, con ammirazione, mentre agganciano gli ami con fare esperto, uno dopo l’altro, tutti affiancati, ad una cassetta di legno: una tecnica semplice, ma efficace, per evitare che le lenze si attorciglino.

Il sentiero si snoda lungo la costa dove non vediamo nulla di particolare, scorgiamo però alcune ville ben tenute che si affacciano sul mare ed una deliziosa piccola chiesetta dedicata a S.Rita.

Dopo qualche chilometro ci si inoltra in un fitto bosco con salite e discese abbastanza impervie che richiedono tutta la nostra attenzione per evitare di scivolare sullo spesso strato di foglie bagnate dalle recenti piogge.

Giunti al paese di Povocão, ci concediamo la nostra solita, breve sosta di ristoro e poi inizia il rientro alla base.

6° gg – LAGOA DAS FURNAS – 8 km

Oggi, purtroppo, di nuovo maltempo (in questi giorni, in effetti, ci ha fatto fin troppo compagnia…) e decidiamo perciò di fare una camminata rilassante e adatta a tutti sulle rive del lago su cui si erge, imponente, il tempio dedicato a Nossa Senhora das Vitòrias.

Raggiungiamo poi il Centro de Monitorizacão e Investigacão das Furnas, creato con l’obiettivo di attuare e promuovere buone pratiche per il recupero ecologico della qualità dell’acqua e dell’ecosistema del lago.

Proseguiamo poi attraversando un bosco che sovrasta il lago e notiamo una schiuma bianca lungo la riva. Non ne conosciamo la natura ma verremo poi a sapere che una credenza popolare collega l’apparire di questa schiuma con l’arrivo del brutto tempo, e infatti…

Poco dopo il fumo e un odore acre ci preannunciano che ci stiamo avvicinando alle caldeiras. Qui la terra bolle, nel vero senso della parola: ci sono infatti fumarole e solfatare dove si registra una temperatura che può raggiungere anche i 120°C!!

Poco distante la nostra attenzione viene catturata da una fila di crateri che sbucano dal terreno e sono chiusi da coperchi di legno. Ci chiediamo a cosa possano servire, poi ci spiegano che lì sta cuocendo il Cozidos à Portuguesa: in pratica qui si usa cucinare la carne mettendola in gigantesche pentole che vengono interrate (per questo vediamo solo i coperchi…) per un tempo che va dalle tre alle sei ore, finché il calore della terra non restituisce un ottimo stufato portoghese che verrà gustato, ma non da noi.., la sera stessa.

Questo giro ci ha fatto conoscere usanze locali, suscitato curiosità, svelato la potenza e il respiro della Terra e, da ultimo, ci ha regalato una piccola emozione: in un buco sulla parete erbosa, individuo un uccello che sta covando le sue uova. Lentamente mi avvicino per fare una foto ma subito mi allontano per non disturbare la sua quiete e il suo impegno.

E’ arrivata l’ora di ritornare al nostro albergo, non prima però di fare una sosta al Miradouro Pico do Ferro, situato a circa 600 metri di altezza, che offre un’immensa vista sul cratere vulcanico di Vale das Furnas e su tutta l’area montagnosa circostante.

7° gg – RIBEIRA GRANDE – CALDEIRA VELHA

Il brutto tempo non ci consente di affrontare l’escursione che avevamo programmata, perciò lasciamo nell’armadio l’abbigliamento da trekking e,  come normalissimi turisti, andiamo a visitare la cittadina di Ribeira Grande.

Varcata la porta della città, proprio intorno alle sue mura, ci ritroviamo in un parco molto ben curato dai laboriosi giardinieri che lo accudiscono con grande competenza e affacciato su un piccolo fiume che noi vediamo però ingrossato e reso fangoso dalle piogge degli ultimi giorni.

Qua e là ci imbattiamo in altri curiosi incontri: un gallo canterino…, una Ferrari riadattata…, un allestimento sacro che individuiamo, all’interno di una casa, seguendo l’intenso e diffuso buon profumo dei gigli che lo adornano…

Nel pomeriggio quale miglior scelta la pioggia poteva farci fare? Ebbene sì, tutti alle Caldas, le terme all’interno di un suggestivo parco naturale che racchiude un grande assortimento di vegetazione, flora e fauna.

Caldeira Velha, formatasi nel cratere del Vulcão do Fogo, ha due piscine di acqua calda di origine vulcanica, una con temperatura di circa 25 gradi, l’altra di ben 38!, da cui fuoriescono cascate e canali che assumono varie tonalità di marrone a seconda della quantità di ferro contenuto.

Come ragazzini ci immergiamo in queste acque e non vorremmo più uscirne tanto è piacevole e rilassante il calore dell’acqua, la cornice di fiori e di verde che ci avvolge e il sottofondo musicale creato da uccellini canterini.

E con questa atmosfera, incantata e romantica, termina il nostro viaggio alle isole Azzorre: un’esperienza che a tutti consigliamo, prima o poi, per godere di luoghi incantevoli lontani dalla folla e di posti magnifici dove si percepisce l’equilibrio, ancora intatto, tra natura e uomo. Angoli indimenticabili dove “ la Terra respira”, ininterrottamente, dall’eruzione del 1630, ricordandoci il Cuore incandescente del nostro pianeta.

Ci rimarrà solamente un piccolo rimpianto, quello di non aver potuto completare il programma prefissato ma… torneremo e, sicuramente, vivremo nuove intense emozioni.

Arrivederci alla prossima, dunque!

Precedente Capirsi a tavola
Prossimo Il linguaggio dell'acqua