Inesauribile Pessoa


Dal vivace incontro su Fernando Pessoa, tenutosi all’Università Statale di Milano, di cui abbiamo già parlato nell’articolo “Galassia Pessoa”, nasce un interessante dialogo con la Professoressa Elisa Alberani, studiosa e docente alla facoltà di Iberistica di Milano, per approfondire alcune tematiche emerse.

Intervista di Adele Gemelli – foto di Lalla Agresta

Incuriosita dalla sua scoperta del primo testo di Pessoa apparso in traduzione in Italia, mi piacerebbe che ci raccontasse come è avvenuto il rinvenimento all’Università di Bologna e qual è stato il suo metodo di ricerca 
All’inizio della mia ricerca, per cercare di rintracciare proprio le prime modalità di conoscenza di Fernando Pessoa in Italia, mi sono focalizzata sulle antologie di poesia straniere tradotte in Italia che, soprattutto nella prima metà del secolo scorso, svolgono un ruolo fondamentale nella diffusione delle culture straniere.
La prima traduzione italiana pessoana fino ad ora attestata (ovviamente vi è la possibilità dell’esistenza di altre traduzioni precedenti) risale al 1939 ed è contenuta in un’ampia antologia intitolata “Poeti del mondo”, a cura di Massimo Spiritini. La sezione numero otto di questo corposo volume presenta i lirici portoghesi, compreso F.Pessoa, di cui viene riportata la sola poesia “Trillo di flauto”. Conoscevo l’antologia di Massimo Spiritini del 1951 dal titolo “Panorama della poesia mondiale”, in cui vi era una poesia pessoana e dunque sono andata a ritroso e ho controllato le poesie precedenti, dello stesso autore e di altri ovviamente, e così, alla Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio di Bologna ho trovato l’antologia del ’39 con la poesia di Pessoa.

Durante la presentazione del suo testo su Pessoa mi è sembrato di cogliere una nota critica nei confronti di Antonio Tabucchi, critico e traduttore. Dal momento che noi lettori italiani abbiamo conosciuto Pessoa attraverso di lui, quali sono, secondo lei, i suoi pregi e i suoi limiti?

Il ruolo di Tabucchi è assolutamente fondamentale per la diffusione vera e propria di Pessoa in Italia. Il ruolo del critico italiano può sicuramente vantare il merito di aver fatto conoscere al pubblico italiano uno scrittore fino ad allora quasi sconosciuto. È chiaro però che, per diversi anni, la letteratura in lingua portoghese, e Pessoa soprattutto, è stata appannaggio di Tabucchi e di pochissimi altri. Questo fattore si è rivelato anche il limite della critica tabucchiana, dato proprio dall’essersi  in un certo senso appropriato del poeta e averlo custodito gelosamente. Il dialogo instauratosi tra Tabucchi e Pessoa è stato uno dei motori principali della costruzione italiana del mito letterario pessoano, un dialogo fondamentale che porta a parlare di un Pessoa di Tabucchi. Uno dei punti di svolta di Pessoa in Italia è proprio il 1979 con l’uscita del primo volume di “Una Sola Moltitudine”, antologia curata da Antonio Tabucchi e Maria José de Lancastre. Quest’antologia rappresenta sicuramente un punto di svolta della ricezione italiana di Pessoa, contribuendo enormemente alla sua diffusione e conoscenza. Già dal titolo di questa antologia, Tabucchi esprime la sua visione personale del Pessoa poeta e prosatore ed è stata quell’idea della poetica pessoana,  che almeno inizialmente ricorda l’interpretazione dell’eteronimia sulla falsariga delle maschere pirandelliane, a divenire l’immagine critica più diffusa e quasi incontrastata per molti anni. L’esegesi tabucchiana di Pessoa è, sicuramente, anche frutto del suo tempo: è facile infatti rintracciare la contingenza storica che ha condizionato, in particolare, le prime interpretazioni eteronimiche.

Ritiene che ci siano oggi traduttori più fedeli?
Parlare di fedeltà in campo traduttivo è sempre un argomento ostico e scivoloso, soprattutto in ambito pessoano. Le traduzioni tabucchiane sono forse quelle più lette e diffuse ed è innegabile che il Tabucchi scrittore emerga molto, per esempio facendo spesso ricorso, nella traduzione, a un processo di nobilitazione lessicale, dove nell’originale troviamo invece termini di uso più quotidiano. Le traduzioni più recenti, non tutte ovviamente, presentano, in generale, un buon livello e un’attenzione maggiore alla cosiddetta fedeltà. Anche in questo caso non dobbiamo dimenticare la differenza temporale fra le traduzioni tabucchiane e le traduzioni più attuali. Negli ultimi anni gli studi sulla traduzione hanno fatto passi da gigante così come la conoscenza dell’opera pessoana: per esempio basti pensare al numero di edizioni critiche uscite negli ultimi anni e alle molte carte inedite che continuano a uscire.

Durante l’incontro alla statale c’è stato un dibattito in merito alla recente chiave di lettura introdotta nell’interpretare l’opera di Pessoa, quella dell’ironia. Alcuni la negano altri non la riconoscono. Ci potrebbe chiarire questo aspetto?
Sì, esiste. L’ironia è una delle possibili chiavi di lettura dell’opera pessoana perché è presente in molti scritti. Però bisogna prestare particolare attenzione a non semplificare questo aspetto. Bisogna capire che significato diamo alla parola ironia, in particolare quando la associamo all’opera pessoana, oltre al fatto che non si può sostenere che Pessoa sia un vero poeta ironico, ma che piuttosto usi l’ironia,  forse l’ironia socratica, come disposizione del pensiero. Ci sono diversi studiosi che, per esempio, sostengono che l’opera pessoana dialoghi con l’opera stessa. Sul concetto di ironia di Kierkegaard, altri, Lélia Parreira Duarte ad esempio, sostengono che Pessoa costruisca ironicamente anche tutto il discorso eteronimico e dunque anche l’eteronimia può essere vista come una chiave di lettura della sua aspirazione alla totalità, ma non è l’unica.

Di Pessoa esoterico che cosa ci può dire? Le è piaciuto lo spettacolo teatrale di Giulio Valentini sul tema?
Sul Pessoa esoterico bisogna dire che è stato detto e scritto un po’ di tutto. È chiaro che il discorso sull’esoterismo è un aspetto dell’opera pessoana che piace e incuriosisce. Anche in Italia le raccolte poetiche esoteriche hanno avuto una diffusione piuttosto ampia, poi in alcuni casi si è voluto associare a tutti i costi questa questione esoterica con aspetti politici, arrivando a letture e interpretazioni forzate.
Vi sono diversi lavori teatrali, musicali o anche romanzi italiani che si intrattengono con il Pessoa esoterico e lo rivisitano intertestualmente. Anche lo spettacolo di Valentini ne è un esempio interessante. L’autore gioca molto con gli aspetti più divertenti e ironici legati in particolare agli aspetti biografici di Pessoa, oltretutto inserendovi parti autobiografiche o che comunque si discostano dalla tematica pessoana e così lo spettacolo acquista sicuramente valore e originalità.

L’opera pessoana e la città di Lisbona sono profondamente intrecciate, ci può consigliare un percorso interessante tra i testi e in città?
Ormai è possibile sostenere che nell’immaginario collettivo italiano, Pessoa e la città di Lisbona sono legati indissolubilmente ed esiste un legame piuttosto forte tra il turismo italiano nella capitale portoghese e la figura di Fernando Pessoa. Questo significa la costante presenza del poeta negli itinerari turistici proposti, il che porta tantissimi turisti in una sorta di pellegrinaggio verso i luoghi frequentati dallo scrittore. Pessoa è presente in quasi tutte le guide turistiche italiane sul Portogallo. Il turismo italiano a Lisbona è aumentato notevolmente negli ultimi anni e la ricezione turistica si è adeguata alla domanda crescente creando, per esempio, passeggiate pessoane con accompagnatori di lingua italiana in cui la visita alla città di Lisbona si svolge ripercorrendo i più celebri itinerari e luoghi pessoani, accompagnandoli con i versi del poeta.
Alcune opere pessoane ricreano e riformulano la città di Lisbona a tal punto che ne modificano l’identità e l’immagine reale, così da creare un divario tra il reale e l’immaginato. Tabucchi, in un articolo di giornale del 1985 pubblicato sull’Espresso, si riferiva a Pessoa definendolo l’inventore di Lisbona…, e scriveva:
“Celebrata, amata, percorsa passo a passo, trasposta nelle letterature, nei diari, nella poesia, ormai Lisbona è una città “pessoana” […] . Come per la Praga di Kafka o la Dublino di Joyce, oggi è impossibile leggere la fisionomia di Lisbona prescindendo da Pessoa. […] Lisbona è diventata, attraverso la trasfigurazione poetica che Pessoa ne ha tracciato, una città-simbolo”.
E forse le due opere che più hanno avuto questo ruolo e che, non a caso, sono le più lette in Italia, sono il “Libro dell’inquietudine” e “Lisbona, quello che il turista deve vedere. La presenza della città di Lisbona nella poetica pessoana non si ferma certamente a queste due opere, al contrario è un elemento costante che ripercorre quasi tutta l’opera, ma queste due in particolare sono quelle che in Italia hanno riscosso indubbiamente un ampio successo, basti pensare al numero di riedizioni di entrambi i volumi. Se nella guida tutta la narrazione è incentrata sulla visita alla capitale portoghese, nel Libro dell’inquietudine la città è quasi un personaggio.

 

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