La casa del Jazz


Una serata all’Hot Clube de Portugal e un interessante dialogo sulla musica – jazz in particolare – con Luis Hilario, responsabile della programmazione del locale: un’occasione per ripercorrere i momenti clou della Storia che, assieme alla musica, è passata da Lisbona.

Testo e foto di Silvia Giachello – Foto storiche dell’Archivio Hot Clube


Attraversando la graziosa Praça da Alegria, nel cuore di Lisbona, e camminando in
direzione della ripida scalinata che porta verso Príncipe Real appare, sulla sinistra, una
colorata pittura murale che attrae l’attenzione degli amanti della musica: ritrae un
sassofonista e il dettaglio dei tasti del suo scintillante strumento, un evidente richiamo
alla musica che ha cambiato la storia del secolo passato, e non solo per aver ampiamente espanso la sensibilità musicale di buona parte degli ascoltatori.

Pochi passi prima, al numero 48, si trova infatti l’ingresso di un club dove questa avvincente storia ha lasciato traccia di sé e ha segnato il passo dei cambiamenti contribuendo alla diffusione della cultura jazz in Portogallo e in Europa.

Il locale è sobrio e accogliente. Nessun decoro, se non poche fotografie che ricordano il passaggio fra queste mura di grandi nomi del jazz internazionale e qualche manifesto; luci soffuse, tavoli e divanetti dal design lineare, un piccolo bar (che, oltre alle consuete bottiglie d’ordinanza, espone in bella vista anche una cospicua collezione di Compact Disc) ma niente che distolga l’attenzione dal protagonista di sempre: il jazz.

E ci si sente a casa, mentre si respira il profumo della storia, qui all’Hot Clube di Lisbona che, con un programma quotidiano di ottime proposte musicali, non delude mai gli amanti del jazz, che siano habitués locali o solo di passaggio.

Poco prima dei festeggiamenti, a marzo del 2018, per il settantesimo compleanno di questo luogo straordinario, ho incontrato Luis Hilario, attuale responsabile della programmazione dell’Hot Clube, attivo organizzatore di concerti e sostenitore di giovani talenti portoghesi.

Gli ho chiesto di raccontarmi la storia del jazz vista da questo angolo di mondo che, per la cruciale posizione geografica, è stato teatro di straordinari concerti anche nel secolo scorso.
È una storia lunga… – risponde Luis Hilario – io faccio parte di questo club dall’epoca della nostra rivoluzione portoghese, nel 1974-75. Sono passati già tanti anni. Questo club ora ha compiuto 70 anni (è stato infatti uno dei quattro fondati il 19 marzo del 1948…) e abbiamo festeggiato l’importante traguardo con un programma speciale, qui e al Teatro Municipale.

Come è cambiata la storia della musica, a Lisbona e in Portogallo, da quando sei entrato a far parte dell’Hot Clube de Portugal?
La storia del club inizia negli anni ’50, con Luis Villas-Boas, fondatore dell’Hot Clube (nella foto sopra lo si vede durante una jam session degli anni ’50). Era un gruppo chiuso all’epoca, un club di amici che amavano il jazz e si riunivano per ascoltare musica, suonare e organizzare jam sessions.

A quell’epoca non si usavano molto gli aerei per viaggiare ma le barche e, sulle barche, suonavano grandi orchestre e grandi musicisti, che arrivavano dall’America, facevano tappa a Lisbona e poi proseguivano per lunghe tournées in Europa. I gestori del club sapevano quando sarebbe arrivata una barca da New York con grandi musicisti a bordo, e così li invitavano per fare qualche sessione all’Hot Clube. I musicisti portoghesi allora si dedicavano principalmente alla musica leggera, il jazz era eventualmente un’attività parallela.

Nell’aprile del 1974 la situazione cambiò e si attraversò un periodo di grande dinamismo culturale. Io avevo 16 anni quando cominciai a frequentare il club e, all’epoca, non c’erano molti musicisti e gli stili non erano molto diversificati. Venni coinvolto sempre di più, fino a far parte della direzione e da allora in poi c’è stato un cambiamento abissale, sia nella qualità che nella quantità dei musicisti.

L’Hot Clube è anche una scuola di musica jazz, la prima fondata in Portogallo. Com’è nato questo progetto?
Negli anni ’70 il club diede vita a una scuola di musica, su iniziativa di uno dei soci. Oggi in tutto il Portogallo ci sono più di venti scuole di musica che hanno almeno una sezione di jazz e anche nel resto d’Europa oggi ci sono molte più scuole di musica.

Le generazioni sono cambiate, i giovani hanno altre prospettive. Ai miei tempi i miei genitori ripetevano spesso che “sì, va bene la musica, ma devi pensare ad una professione vera”. La musica, per loro, era infatti solo un momento per divertirsi ma per fortuna oggi è tutto diverso: molti più giovani si avvicinano alla musica come professione e i giovani musicisti portoghesi vanno a studiare a Boston, New York, Amsterdam… così possiamo contare su molti, e bravi, musicisti.

Fino agli anni ’80 faticavo a riempire il calendario delle serate musicali e a trovare
musicisti che potessero suonare… Ora no, ora non devo cercare nessuno anzi c’è addirittura la lista di attesa. Ovviamente con internet, e-mail, facebook,… si sono amplificati di molto i contatti, nel bene e nel male.

I musicisti che studiano in questa scuola suonano poi all’Hot Clube?
All’Hot Clube ci sono giornate dedicate agli studenti della scuola ma cerchiamo
di invogliarli a suonare anche altrove. Ci sono molti locali a Lisbona che, anche se non si dedicano esclusivamente al jazz, propongono occasionalmente concerti jazz.

Ci sono anche esperienze di contaminazione fra il jazz e il fado?
Sì, sì, certo che ci sono. Oggi con quella che è stata chiamata contaminazione, i generi non sono più a compartimenti stagni, tutto è contaminato con tutto. Cinquant’anni fa noi non avevamo modo di venire a conoscenza di quali ricerche fossero in corso in Giappone, o in India o in Cina, e quindi anche la produzione musicale era meno influenzata da altri generi di musica. Oggi sì.

In alcuni casi il risultato è interessante, in altri il progetto perde un po’ della sua identità. Contaminazione non significa necessariamente qualità ma a volte nasce, e si afferma, un nuovo genere, come è stato il caso della Bossa Nova. Testi in stile portoghese, molto simili al fado, canzoni tristi, amori frustrati, con il ritmo che viene dall’Africa, principalmente mediata dai musicisti che dall’Angola viaggiavano come schiavi a Salvador de Bahia…

Che tipo di pubblico frequenta l’Hot Clube?
È un pubblico molto diversificato in termini di età: ci sono adolescenti, genitori che portano con sé i loro bambini anche molto piccoli e c’è chi supera gli ottant’anni.  Il legame qui è la musica, le persone sono spesso molto diverse tra loro ma l’Hot Clube è un locale con un’atmosfera familiare e le persone si trovano a conversare di questa passione comune, senza alcuna preclusione di età.

Ci sono molti turisti?
Ora ci sono anche turisti, in realtà ci sono sempre stati, ma certamente ora sono molti di più. In ogni caso questo non è un luogo creato per attirare i turisti, la maggior parte del pubblico è un pubblico di casa, locale ma attrae anche i turisti che amano il jazz.

Questo locale è sempre stato così? Ha il sapore di un luogo con una storia…
Siamo in questo locale solo da sette anni, prima eravamo in un edificio, due costruzioni più in su, lungo la strada, proprio dove si vedono i murales colorati ma poco prima di Natale 2017 c’è stato un incendio e il locale non era più praticabile.

Noi non avevamo i soldi per trovare un altro posto ma abbiamo avuto l’aiuto della Camara Municipal che ci ha messo a disposizione questo spazio di sua proprietà, che in quel momento vuoto. Se non fosse andata così l’Hot Clube, con i suoi sessant’anni e più di storia, sarebbe finito lì. Invece grazie all’attuale Primo Ministro, che era presente alla riunione di inizio gennaio 2018 alla Camara Municipal, nel giro di un’ora ci hanno aperto la porta di questo ambiente.

Per l’attività invece non abbiamo nessuna sovvenzione, facciamo pagare il biglietto di ingresso e con queste entrate paghiamo i musicisti, le tasse, gli autori e continuiamo il nostro lavoro.

Raccontami ancora delle navi che trasportavano la musica che ha cambiato il mondo… come facevano i fondatori a contattare i musicisti?
Le crociere non erano frequenti come lo sono oggi quindi solo pochi musicisti suonavano sulle navi da crociera, altri venivano semplicemente a suonare in Europa, quando facevano scalo a Lisbona, e poi proseguivano. Luis Villas-Boas (il fondatore) lavorava in una compagnia di aviazione, aveva la possibilità di viaggiare, anche negli Stati Uniti e di assistere a festivals internazionali, era un grande amante della musica. Era l’epoca dello Swing, con nomi come Benny Goodman, Duke Ellington…, che era una musica d’orchestra e da ballo a quel tempo.

Anche l’Hot Clube era una sala da ballo?
No, l’Hot Clube no ma c’erano diversi locali da ballo in Lisbona, dove suonavano le orchestre. Sai a quell’epoca non si suonavano i dischi, erano i musicisti a suonare nelle orchestre e nei caffè della città.

Lisbona era zona neutra, c’erano tedeschi, americani… e molte spie! Ricordi il famoso film Casablanca? L’obiettivo di Humphrey Bogart, nel ruolo del cinico Rick Blaine, era di arrivare a Lisbona, perché da qui era più facile poi raggiungere gli Stati Uniti, grazie alla neutralità del Portogallo durante la seconda guerra mondiale. Lisbona era, già allora, una città cosmopolita e i caffè offrivano animazione e musica.

Poi, verso al fine della guerra, nel ’44-’45, fece la sua apparizione un nuovo stile di jazz, chiamato Bebop, meno danzante e più intellettuale. Per alcuni quello non era ancora jazz, comunque molta della musica che si suona oggi è influenzata dalla musica che si cominciò a fare alla fine della guerra…

Oggi invece… invitate musicisti internazionali o supportate principalmente i musicisti portoghesi?
All’Hot Clube suonano sia musicisti internazionali sia portoghesi, certamente più portoghesi, per una ragione molto semplice: ci sono molti e bravi musicisti portoghesi e noi dobbiamo, e vogliamo, supportarli.

Al termine della nostra conversazione, avventori di tutte le età cominciano ad entrare nel club chiacchierando amabilmente, come si conoscessero da sempre, in attesa, anche questa sera, di ascoltare ottima musica.

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