Le luci dell’Altopiano


Tra lo scintillio serale dei villaggi sparuti e i riflessi diurni delle colombaie, il Planalto Mirandês ci parla, in una lingua di frontiera, delle migrazioni umane, della vita ai margini, di tradizioni e habitat naturali

Entre o brilho noturno das aldeias escondidas e o reflexo diurno dos pombais, o Planalto Mirandês conta-nos, numa língua de fronteira, das migrações humanas, da vida às margens, de tradições e habitats naturais

Testo di Salvatore Bossa – Foto di Roberto Corvino, Claudia Costa e Associazione Palombar

Il Planalto (l’Altopiano) è un luogo di opposti. È abitare sul tetto, esposti alla luce, aperti al progresso ma restando, pur sempre, all’ombra della modernità.

Tutti conoscono l’ottimo vinho do Porto, prodotto sulle dolci sponde del Douro, nel nord-est del Portogallo ma forse qualcuno non sa che questo fiume, per ben 112 km del suo percorso totale, segna un confine ricco di energie con la Spagna.

Lungo questo tragitto lo scenario terrestre portoghese alterna coltivazioni d’uva, di mandorle e di olive a distese di arbusti e spoglie asperità. I luoghi di-vini della regione di Trás-os-montes si trasformano in altopiano, nel Planalato Mirandês per l’esattezza, una terra dove l’arcaico si manifesta nei villaggi disadorni, con i pelourinhos (le gogne pubbliche) ancora al centro delle piazze.

Sono luoghi dove gli anziani siedono sui gradini, alle soglie di casa e, in una lingua ibrida, o Mirandês (la seconda lingua ufficiale del Portogallo), raccontano di parenti emigrati mentre vi offrono un goccio dei loro liquori. Qualcuno può aprirsi (a una confessione) alla condivisione di un curioso aneddoto, ed eccovi quella volta in cui “un gatto, grosso e spaventoso, mi si parò davanti”… una lince iberica, felino a rischio di estinzione.

Qui, aria pulitissima, vallate sulle quali lasciar planare lo sguardo come aquile maestose tra i canyon del Douro o meno agili, ma non meno affascinanti, grifoni.

Biodiversità e patrimonio rurale

A catturare l’attenzione a Uva, un piccolo villaggio nei pressi di Vimioso, è un altro volo, più confuso e rumoroso, quello di una miriade di piccioni che si affanna intorno a piccole costruzioni lucenti nel paesaggio uniforme: sono circa tremila nel nord-est, sparse ovunque: si tratta dei pombais, le colombaie.

Tinteggiate a calce di fresco o ingrigite e consumate dal tempo, a pianta quadrata, rettangolare, circolare o a ferro di cavallo (quest’ultima la forma più diffusa), le colombaie non passano inosservate ai visitatori del Planalto e viene spontaneo chiedersi perché siano così tante.

Fino alla metà del secolo scorso queste strutture erano una fabbrica di concime biologico di alto livello, o pombinho, il letame dei piccioni, e una riserva di carne fresca e prelibata (forse), perciò si arricchivano di significato sociale e dicevano del prestigio di una famiglia agricola.

Oggi la gran parte delle colombaie non è utilizzata come in passato, per via dei cambiamenti nell’economia locale e a seguito della forte emigrazione verso le città. Anche le abitudini alimentari sono cambiate (mangiamo più snack che piccioni!), i campi sono stati abbandonati e, laddove ci siano ancora dei proprietari, è probabile che siano ormai troppo anziani per potersene occupare.

Capita ugualmente, però, di trovare aperta la porticina d’ingresso (rialzata a mezzo metro dal suolo per evitare l’accumulo interno di letame) e di vedere qualcuno intento a rifornire di acqua e cereali gli inquilini, grati e svolazzanti.

Ad occuparsi delle colombaie sono alcune associazioni attive sul Territorio, come la Palombar (www.palombar.pt) i cui operatori e volontari, grazie soprattutto a fondi ambientali, aiutano a mantenere in vita queste strutture importantissime per la sopravvivenza dei rapaci del Planalto. L’Aquila di Bonelli, l’Aquila Reale, l’Aquila Minore, il Falco Pellegrino sono grandi cacciatori di pombos (i piccioni) ma sono specie molto fragili: la loro esistenza è infatti minacciata dall’impoverimento degli habitat, dalla caccia sportiva, dall’avvelenamento, dall’elettroconduzione.

I pombais sono costruzioni realizzate pazientemente a mano, con pietra locale (scisto, granito e quarzo), vere chicche di edilizia rurale che l’associazione Palombar, organizzando campi di lavoro internazionali, mantiene vive contribuendo a tramandare questo bagaglio culturale. Vengono ristrutturate e poi riconsegnate alla vecchia funzione, continuando a brillare nel loro paesaggio.

Folklore

Quando si fa sera, sul Planalto Mirandês, il cielo si agghinda di stelle nell’assenza di inquinamento visivo. Nei villaggi regna il silenzio assoluto, nei pochi centri di Miranda do Douro, Mogadouro e Vimioso si avverte il brusio dei passanti. Non è improbabile dover lampeggiare, in auto, per allontanare un cinghiale fermo al centro di una strada provinciale, né scorgere civette o altri rapaci fra gli alberi.

In lontananza echi di una musica crescente segnalano l’avvio di una festa, ce ne sono diverse, soprattutto in primavera/estate e grande è la partecipazione dai distretti vicini, o dalla Spagna, ma l’atmosfera resta intima.

Presenze costanti sono le gaitas de fole, le cornamuse tradizionali accompagnate da percussioni, il cibo, il vino, la birra artigianale, l’immancabile gioco del chiodo nel ceppo, in cui i partecipanti si passano a turno un grande martello per colpire ciascuno un chiodo e vince chi, per primo, affonda il suo nel legno.

E, per finire, le danze. La terra trema sotto le suole, nella foga del movimento e del ritmo. L’esibizione più spettacolare è eseguita dai pauliteiros, un gruppo di otto uomini vestiti di gonne bianche, cappelli neri, foulard colorati, che hanno in mano paletti di legno. Sembra una lotta. I paletti degli uni incontrano quelli degli altri generando ritmo, una coreografia d’impatto.

Nel festival Ronda das Adegas, durante il mese di giugno, l’intero villaggio di Atenor spalanca le sue cantine e le officine artigiane per un tour fra vini, gastronomia e manufatti: è uno scenario suggestivo, un presepe fuori stagione. Particolare attenzione merita L Burro i L Gaiteiro (l’asino e lo zampognaro in lingua mirandese) annoverato fra i “20 great traditional festivals in Europe” dal The Guardian.

Un festival itinerante, quattro giorni di camminate lungo i sentieri e i villaggi del Planalto, in compagnia dei Burros de Miranda, una bellissima sottospecie asinina locale. Manifestazione che vuole rilanciare i tratti distintivi della cultura mirandese portando anche nuove forme di creatività, teatro, musica e favorendo l’incontro fra le comunità locali e curiosi da ogni dove.

Il Planalto Mirandês è un luogo prezioso. Guidando nottetempo, di ritorno alle nostre abitazioni, possiamo ripensare a ciò che abbiamo visto, a quel che continua a vivere in sordina; alle fragili specie animali, a tutte le persone e alle loro storie, che non arriveremo a conoscere, forse solo a supporre, grazie alle luci dei rari villaggi arroccati, le magiche luci dell’Altopiano.

 

TRADUZIONE in PORTOGHESE

As luzes do Planalto

O Planalto é um lugar de opostos. É morar no telhado, exposto à luz, aberto ao progresso, embora ficando na sombra da modernidade.

Toda a gente conhece o ótimo vinho do Porto, produzido nas suaves encostas do Douro, no nordeste de Portugal, mas talvez alguém não saiba que este rio, por 112 km do seu percurso total, passa por uma área cheia de energias à fronteira com a Espanha.

Ao longo deste percurso a paisagem terrestre portuguesa alterna cultivos de uva, de amêndoas e azeitonas com extensões de mato, arbustos e despidas rugosidades. Os lugares vinhateiros da região de Trás-os-Montes se tornam planalto, no Planalto Mirandês pela precisão, uma terra onde o arcaico sobrevive nas aldeias desadornadas, com os pelourinhos ainda no meio das praças.

São lugares onde se encontram idosos sentados nos degraus, à soleira de casa, contando numa língua híbrida, o Mirandês, de familiares migrantes, enquanto nos oferecem uma gota dos seus licores. Alguém, dando com a língua nos dentes, quer compartilhar uma anedota curiosa, e eis aquela vez em que “um gato, grande e assustador, apareceu à minha frente”… um lince ibérico, felino em risco de extinção.

Aqui, um ar limpíssimo, vales onde deixar planar o olhar como águias majestosas que andam pelos canyons do Douro ou os menos esbeltos, mas não menos espantosos, grifos.

Biodiversidade e património rural

Chamar a atenção na pequena aldeia de Uva, dentro do concelho de Vimioso, é um voo mais confuso e barulhento,de uma centenas de pombos que se agitam em redor de pequenas construções luzentes na paisagem uniforme: são cerca de três-mil no nordeste transmontano, espalhadas por todo o lado! Trata-se dos pombais.

Emplastrados com cal há pouco ou acinzentados pelo tempo, de planta quadrada, retangular, circular, ou em forma de ferradura (esta última a mais comum), os pombais não passam despercebidos aos visitantes do Planalto e é natural perguntar porquê tantos?

Até os meados do século passado estas estruturas eram uma fábrica de estrume de alta qualidade, o pombinho, e uma reserva de carne fresca e saborosa (talvez), por isso enriqueciam-se de valor social e representavam o prestígio da família agrícola que os possuía.

Hoje em dia, a maioria dos pombais não está em função como no passado por causa das mudanças na economia local face a forte emigração para as cidades. Mesmo os hábitos alimentares têm mudado (comemos mais snack do que pombos!), os campos foram abandonados e, no caso de existirem ainda proprietários, é provável que sejam velhos de mais para tomarem conta dos pombais.

No entanto, acontece igualmente de encontrar aberta a pequena porta de entrada (levantada de meio metro do solo para evitar o estrume amontoado internamente) e de ver alguém trazendo água e cereais para os inquilinos, agradecidos e esvoaçantes.

Quem toma conta dos pombais são algumas associações do território, como a Palombar (www.palombar.pt) cujos operadores e voluntários, graças aos fundos ambientais, ajudam a manter vivas estas estruturas importantíssimas pela sobrevivência das aves de rapina do Planalto. Águia de Bonelli,Águia Real,Águia Calçada, Falcão-peregrino são os grandes caçadores de pombos, mas são espécies muito frágeis: a existência é de facto ameaçada pelo empobrecimento dos habitats, da caça esportiva, do envenenamento, da eletrocondução.

Os pombais são ìconstruções feitas pacientemente a mão, com pedra local (xisto, granito, quartzo), autênticas pérolas da arquitetura rural que a associação Palombar, através da realização de campos de trabalho internacionais, pretende manter vivas favorecendo a transmissão desta bagagem cultural. São restruturados e enfim entregados à velha função, continuando a brilhar na sua paisagem.

Folclore

Ao pôr-do-sol, no Planalto Mirandês, o céu enche-se de estrelas na ausência de poluição visual. Nas aldeias governa o silêncio absoluto, nos raros centros de Miranda do Douro, Mogadouro e Vimioso, ouve-se o zumbido dos transeuntes.
Não é improvável piscar, no carro, para afastar um javali assentado no meio duma estrada provincial, nem entrever corujas ou outras aves de rapina entre as árvores.

Ecos desvanecidos de uma música crescente assinalam o início de uma festa, são várias, nomeadamente na primavera e no verão e grande é a participação dos distritos próximos, ou da Espanha, mas a atmosfera fica íntima.
Elementos constantes são as gaitas de fole, os instrumentos tradicionais daqui, acompanhadas por percussões, refeições, vinho, cerveja artesanal, o imperdível jogo do prego no cepo de madeira, onde os participantes têm que bater, um por vez, num prego com um grande martelo – ganha quem, primeiro, prega o seu no tronco.

E enfim, os bailes. A terra treme sob as botas no ímpeto do movimento e do ritmo. A exibição mais espetacular é feita pelos pauliteiros, um grupo de oito homens que vestem saias brancas, chapéus pretos, lenços coloridos, e que trazem nas mãos paus de madeira. Parece uma luta. Os paus de um encontram os do outro gerando ritmo, uma coreografia de impacto.

No festival Ronda das Adegas, durante o mês de junho, toda a aldeia de Atenor abre as suas adegas e oficinas artesanais para um tour entre vinhos, gastronomia e manufactos: é um cenário deslumbrante, um presépio fora de temporada. Atenção especial merece L Burro i L Gaiteiro (em língua mirandesa), que faz parte dos “20 great traditional festivals in Europe” para The Guardian.

Um festival itinerante, quatro dias de passeios passando pelos trilhos e pelas aldeias do planalto, em companhia dos Burros de Miranda, uma lindíssima subespécie asinina característica desta terra. Evento que pretende valorizar a cultura mirandesa trazendo também as novas formas de criatividade, teatro, música e favorecendo o encontro entre as comunidades locais e os visitantes de qualquer sítio.

O Planalto Mirandês é um lugar precioso. Conduzindo durante a noite, de volta às nossas habitações, podemos repensartudo o que vimos, o que continua a viver às escondidas; as frágeis espécies animais, todas as pessoas e as suas histórias, que nunca chegaremos a conhecer, talvez só supor, através das luzes das raras aldeias empoleiradas, as mágicas luzes do Planalto.

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