Parigi sbarca a Teheran


Raccolta di notizie dal mondo, curiose, interessanti, spesso nascoste tra le pieghe dei giornali, a volte rievocative e qualche volta impertinenti ma sempre adatte ad un pubblico con lo sguardo rivolto lontano.

a cura di Adele Gemelli

Tornano a casa, ma solo per pochi mesi, i gioielli della dinastia persiana dei qadjars (che regnò dal 1786 al 1925) per una grandiosa esposizione voluta dal direttore del Louvre Jean-Luc Martinez: 56 opere d’arte appartenenti un tempo alle collezioni reali persiane, sottratte nel corso delle campagne napoleoniche e durante le grandi spedizioni archeologiche del XIX secolo, che sono ora esposte al Museo Nazionale dell’Iran, richiamando migliaia di persone ogni giorno.  La Francia grande capitale della cultura in Europa si propone quindi anche in veste di esportatrice di beni culturali nonché di diplomatica tessitrice di rapporti.

Il viaggio serve infatti anche a rivitalizzare i rapporti con l’Iran, raffreddatisi a seguito dei programmi nucleari persiani. Alle polemiche sorte nel corso della Conferenza Stampa di presentazione dell’esposizione, per via delle molte voci reclamanti la restituzione dei capolavori, il direttore del Louvre risponde che non è importante il luogo in cui un’opera viene ritrovata bensì quello in cui viene ricomposta, restaurata, mostrata, spiegata e condivisa. Invita perciò gli iraniani, sempre usando l’arte della diplomazia, ad attingere alle loro riserve sovraccariche di opere in frammenti e a intraprendere quel lavoro certosino di ricomposizione dei pezzi che da decenni viene svolto al Louvre. Ricordare gli accordi firmati ufficialmente nel 1895 per accordare alla Francia l’esclusività degli scavi intrapresi a Susa, leggendaria capitale di Dario, non è del resto un’argomentazione ritenuta sufficiente di fronte all’opulenza dei musei occidentali, Louvre, British, Pergamon in grado di raccontare l’antica arte d’oriente più dei loro discendenti.

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