Pessoa esoterico


Uno spettacolo itinerante, un monologo impegnativo e ironico ad un tempo, che mette in scena la multiforme personalità del grande letterato portoghese.

Testo di Adele Gemelli. Foto di  Francesca Focolari e di Silvia Giachello

“La vita è un appuntamento al buio” così esordisce il Pessoa esoterico di Giulio Valentini sulle note lente di Erik Satie mentre, col passo lento di chi arriva da lontano, uno scialle nero sul capo, l’attore entra in scena sul piccolo palcoscenico del Wanted Clan a Milano.
L’appuntamento al buio è quello con il destino: il destino conduce Valentini stesso, grazie a una lezione del professor Silvano Veloso, alla scoperta di Pessoa e, sempre il destino, conduce Fernando Pessoa alla scrittura, alla letteratura, alla poesia che “come una farfalla poggiandosi sulla testa mi rende tanto più ridicolo quanto maggiore è la sua bellezza”.

L’eredità della nonna Dionisia

Il testo teatrale, nell’indagare gli aspetti biografici e psicologici di Pessoa, ci riporta alla sua infanzia in Sud Africa dove avviene l’incontro con la lingua inglese e con la letteratura, con Shakespeare, in particolare, che resterà per sempre il suo maestro. Tornato a Lisbona all’età di 17 anni, saranno la nonna Dionisia, che morirà pazza, e la zia Anika, che lo introdurrà all’esoterismo e alla sedute spiritiche, ad alimentare la sua costante tendenza alla simulazione e all’invenzione di una realtà parallela .

“Tu conoscerai la pazzia perché è la nostra compagna e tu saprai comprenderla” sarà l’insegnamento della nonna Dionisia. Dalle nevrosi di Pessoa nasceranno i suoi eteronimi evocati sulla scena, al suono ossessivo e meccanico di un videogame, come mostri che si moltiplicano e ai quali una figurina gialla (Pessoa) cerca di sfuggire disperatamente, nasceranno ben 140 maschere , tutte raffigurazioni della sua sfaccettata personalità. Fu lo stesso poeta a confessare all’amico Carlo Monteiro di sentirsi multiplo, come una stanza piena di specchi che distorcono la realtà.

Astrologia, una ricerca spirituale

Da sensitivo, la sua percezione della realtà lo porta a considerare l’astrologia come campo di indagine della comunicazione delle anime: sentire tutto in tutte le maniere, vivere tutto in tutte le parti, essere la stessa cosa in tutti i momenti possibili, essere tutta l’umanità.

La ricerca spirituale di Pessoa – suggerisce al pubblico l’autore teatrale – ha analogie interessanti con le più recenti acquisizioni della fisica quando si afferma che la materia dell’universo in forma più o meno densa è la stessa, la sostanza vitale in cui siamo immersi è la stessa e lo spazio e il tempo non esistono al di fuori della nostra coscienza. Siamo fatti della stessa sostanza dei sogni, scriveva Shakespeare.

Gli oroscopi e l’eteronimia

Pessoa affina la sua capacità di percezione sino a sentirsi medium, inizia a praticare la scrittura automatica ritrovandosi a scrivere nomi e simboli massonici, cabalistici, occulti di cui non capisce il senso e che molto lo turbano. Del segno dei Gemelli, si dedica allo studio dell’astrologia applicandosi all’analisi della vita e della morte dei suoi eteronomi e dei personaggi letterari più importanti nella sua produzione: Shakespeare, Milton, Baudelaire ma anche Salazar, Napoleone e perfino Mussolini. Osservò che Napoleone e Mussolini avevano oroscopi simili, nei quali Marte in contrasto con Urano rivelava personalità eccentriche ed egocentriche. Negli anni ’20 notò inoltre che il segno del leone di Mussolini entrava in contrasto con la testa e la coda del Drago, deducendone che ciò avrebbe provocato momenti critici e violenti.

Per conoscere la data della sua morte e poter gestire al meglio il tempo che gli rimaneva, Pessoa lavorò al proprio oroscopo e così, dopo aver analizzato gli influssi astrali tra il 1909 e il 1935, calcolò che la sua morte sarebbe avvenuta nel momento in cui il sole, individuato come datore della sua vita, si sarebbe trovato in posizione negativa, cioè quando sarebbe stato sotto l’influsso di Saturno e della Luna. Definì un periodo possibile tra il maggio 1935 e il febbraio 1936. Morì il 30 novembre 1935, per crisi epatica, solo, malinconico, dopo essersi allontanato anche dall’unica storia d’amore della sua vita, quella per Ophelia Queiros, durata solo nove mesi.

Si ritrasse perché il suo unico vero amore, cui dedicò tutta la vita, fu la letteratura. Al momento della morte chiese i suoi occhiali da miope perché aveva paura di non vedere, di non riconoscere Dio tra i suoi eteronimi. Mostrando l’ultima foto di Pessoa, senza cappello e un po’ sparuto, l’attore riferisce un commento del suo barbiere che disse: “Visse spettinato perché, come tutte le cose della vita che sono belle, tutte le cose veramente belle si spettinano”.

L’ironia dell’autore teatrale

E così, con quest’ultima scherzosa battuta attribuita in verità alla Mafalda del famoso fumetto, termina l’impegnativo e molto interessante monologo di Giulio Valentini, frutto di una ricerca appassionata, che, sposando appieno lo spirito pessoano, riesce ad alternare momenti intensamente poetici ed evocativi a momenti più scanzonati, ironici e autoironici, come quando l’attore si sdoppia e racconta al pubblico le sue nevrosi o come quando, interpellando direttamente il pubblico, supera la quarta parete teatrale e dice ironicamente “se non la si supera non si fa teatro contemporaneo!”

In replica il 27 febbraio 2019 presso ATELIER FORTE, Via Corelli 34, Milano e il 1° marzo 2019 presso OLOS LIGURIA, Via Alfieri 29, Imperia

Il parere di....

Elisa Alberani, studiosa e docente alla Facoltà di Iberistica all’Università statale di Milano, che non poteva mancare al debutto milanese di Valentini, parlando dello spettacolo teatrale dice: “Vi sono diversi lavori teatrali, musicali e anche romanzi italiani che giocano con il Pessoa esoterico rivisitandolo intertestualmente e anche lo spettacolo di Valentini ne è un esempio interessante. L’autore gioca molto con gli aspetti più divertenti e ironici legati in particolare agli aspetti biografici di Pessoa, oltretutto, inserendovi parti autobiografiche o che comunque si discostano dalla tematica pessoana. E lo spettacolo acquista sicuramente valore e originalità”

Precedente Un pizzico di grammatica...
Prossimo Mai troppo senior