Racconti d’alta quota


Ci sono storie, come la leggenda del pastore amico di una stella, che appartengono al mondo della fantasia ma reali, e altrettanto affascinanti, sono i luoghi che le hanno ispirate

Testo e foto di Rossana Gatti

Quante volte, durante le lunghe giornate della clausura sanitaria forzata, ho desiderato partire per andare a nascondermi in una di quelle minuscole case di pietra isolate dal mondo, sulla più estesa catena montuosa del Portogallo, in cui non puoi fare altro che rilassarti e riflettere, sapendo di essere proprio dove la leggenda narra che “Lì, un tempo, visse un pastore, il suo gregge e una stella ….”.

Come avrei voluto essere al suo posto e trascorrere il tempo a parlare con quella stella che in cielo splendeva, più di tutte le altre, quando lui le raccontava i suoi pensieri e lei lo ascoltava, senza mai annoiarsi, brillando ancor di più per commentarne le confidenze.

Si tramanda che il fatto arrivò fino a corte, che il Re convocò l’umile pastore per offrirgli una grande fortuna in cambio della sua amicizia con la stella, che l’uomo rifiutò rispondendo non avrebbe rinunciato a quel bene, per lui così prezioso, per nessuna ricchezza al mondo. Il Re restò quindi deluso ma rispettò la scelta del pastore e lo lasciò libero di tornare sui monti dalla sua amica che lo aspettava con apprensione, timorosa di essere stata ceduta.

Da allora quella montagna, in cui il pastore e la stella continuarono a trascorrere il tempo insieme, venne chiamata Serra da Estrela. E ancora oggi, guardando il cielo, sembra che la luce sfavillante dell’astro cerchi il pastore.

Le stagioni della Serra

Il “Monte della Stella” è il picco più alto del Portogallo ed è l’unica stazione sciistica del Paese. Durante l’inverno è uno dei luoghi più affollati da turisti portoghesi e spagnoli ma è la primavera il momento migliore per godere appieno della sua bellezza.

La prima volta che mi capitò di andarci fu per una gita domenicale con una mia amica, titolare di un negozio di antiquariato a FoundãoAna Isabel Marques Pereira, per noi semplicemente Isabela, è una persona speciale e merita un capitolo a parte, per questo credo che di lei vi racconterò un’altra volta.

Fu un viaggio allucinante, strette in uno scomodissimo furgoncino, sicuramente più adatto al trasporto di mobili e oggettistica varia. Fu però un’esperienza straordinaria che mi permise di conoscere una zona del Portogallo che, forse, mai avrei pensato di visitare e fu proprio Isabela a raccontarmi la leggenda della stella e del pastore, a suggerirmi di esprimere un desiderio mentre attraversavamo una delle gallerie che portano alla vetta e a mostrarmi tutti quegli angoli che solo chi è del luogo può conoscere.

Da allora sono tornata lassù in altre stagioni: ognuna ha un fascino particolare ma il periodo che amo di più è quando, a bordo strada, le ultime macchie di neve brillano al sole, quando la montagna si risveglia diventando una tavolozza di colori e le sfumature di verde si fondono con il giallo delle ginestre e il viola delle eriche in contrasto con il nero del granito e l’azzurro intenso del cielo.

Come arrivare, cosa vedere

Si sale da diverse strade ma quella che parte da Covilhã porta alla vetta più velocemente, in poco più di mezz’ora.

Covilhã è una città viva e moderna, con un vecchio centro storico in cui ha sede la prestigiosa Universidade da Beira Interior. Attraversandola se ne apprezza l’ordine e la pulizia poi, appena fuori dall’abitato, il paesaggio cambia, si percepisce un taglio netto e ci si trova a contatto con la Serra deserta. Man mano che si sale la strada diventa sempre più tortuosa e, ad ogni curva, ci invita ad una sosta per ammirare il panorama che si perde all’infinito.

Ancora più su, oltre la valle di origine glaciale, i laghi e le piccole case di sasso, quasi invisibili, all’improvviso, imponente e scolpito nella roccia, appare il Santuario di Nossa Senhora da Boa Estrela, protettrice dei pastori e testimone della leggenda.

Il bassorilievo raffigura la Madonna e, per i religiosissimi portoghesi, è d’obbligo farvi tappa, salire la scalinata che porta ai suoi piedi, posare un fiore, raccogliersi in preghiera e bere, alla vicina fonte, un sorso di quell’acqua che scende, gelida, dalla vetta.

In questo magnifico scenario, un vero paradiso per fotografi naturalisti e di paesaggio, vivono indisturbati lupi, cinghiali, lontre, volpi e conigli selvatici oltre ad aquile reali, poiane e falchi pellegrini. Tra le rocce nascono fiori di campo, erica, rosmarino e ginestre mentre secolari castagni, querce e lecci ombreggiano l’altopiano e le valli circostanti.

Proseguiamo verso la cima facendo numerose soste perché, ad ogni passo, vediamo un soggetto da immortalare, persino la torre grigia e tozza che João V fece costruire, una sorta di prolungamento artificiale della montagna, per poter raggiungere i 2000 metri di altitudine!

Sull’altopiano, in un piccolo centro commerciale rimasto fermo a un tempo lontano, forse lo stesso della leggenda, una timida signora, avvolta nel suo scialle, espone calzature artigianali in pelle di capra e plaid molto caldi, anche se un po’ ruvidi e pungenti, di lana grigia con decori di casette e pecorelle mentre un ragazzone, cordiale e sorridente, vende i prodotti tipici più famosi del Portogallo: salumi di gusto deciso e speziato, confezionati con carne di porco preto (il maiale nero nutrito con ghiande ed erbe del sottobosco) e il Queijo da Serra, un formaggio di pasta morbida e cremosa, prodotto a mano esclusivamente con latte di pecora, molto delicato se pur cagliato con il fiore di cardo che lo rende un po’ amarognolo e saporito.

Gustiamo il nostro panino con il queijo ai piedi di un pilone degli impianti di risalita e qui, seduti davanti a un panorama mozzafiato, lasciamo che lo sguardo vaghi alla ricerca dell’oceano lontano.

E ancora, nei dintorni…

Se non cala la nebbia, come spesso accade da queste parti, si può arrivare fino alla cascata del Poço do Inferno, immaginare di fare un bagno nella gelida piscina fluviale di Loriga, osservare l’acqua che viene risucchiata dal vortice del Covaõ dos Conchos o perdersi tra le vie di caratteristici paesini di pietra, Sobral de São Miguel per esempio, che sembrano usciti da un libro di fiabe e dove, aggirandoci curiosi, vediamo alcuni anziani con la coppola seduti a chiacchierare sull’uscio di casa, donne chine sulle vasche di pietra intente a lavare – ancora! – la biancheria nell’acqua del fiume e altre che, con la brocca sotto braccio, si recano alla Fonte che promette l’amore, quasi seguendo un rituale antico.

Poco più in là gli artigiani, nelle loro le botteghe, lavorano la pelle e i sarti cuciono cappotti di lana di pecora che rifiniscono con collo di pelliccia e mantellina. I pastori lusitani intanto seguono le greggi: sono uomini forti, con i volti segnati da rughe profonde come il loro territorio, duri e tenaci come il loro pane ma, sotto la crosta, morbidi come il loro queijo. Si spostano con i loro fedeli aiutanti, i Cani della Serra da Estrela, una razza autoctona, antica e robusta, che riesce orgogliosamente a tener testa al lupo.

E’ tempo di rientrare e noi ci allontaniamo con dispiacere da questo luogo dove il tempo scorre lento, avvolto nel silenzio, troppo spesso trascurato dai turisti che preferiscono dirigersi verso il mare. E’ vero che l’oceano ha il suo fascino ma altrettanto ne ha questa montagna alta, possente e misteriosa in cui si respira aria pura e dove è possibile lasciar vagare lo sguardo fino all’orizzonte con la sensazione di essere seduti sul tetto del Portogallo.

Precedente A sardinha!
Prossimo Lisbona a modo mio!