Un Incontro (Im)Possibile


maria elena Viera da Silva

Maria Helena Vieira da Silva, pittrice astratta vissuta nel secolo scorso fra il Portogallo, dove è nata, la Francia e il Brasile, rivive oggi nel cuore di Lisbona, con alcune delle sue opere esposte presso la Fondazione intitolata a lei e ad Arpad Szenes, suo compagno d’arte e di vita.

Foto e testo: Silvia Giachello – Foto d’archivio: Fondazione Arpad Szenes Vieira da Silva

Maria Helena Vieira da Silva: un incontro (im)possibile

Il primo confronto col Portogallo ha coinciso, per me, con la scoperta di una grande pittrice portoghese, fino a quel momento a me sconosciuta, proprio nel momento in cui iniziavo, per il progetto editoriale che state sfogliando, e leggendo, la ricerca di luoghi e di testimoni della cultura locale, ricca e di radici profonde, e di tesori nascosti da svelare, da raccontare. Così ho “incontrato” Maria Helena Vieira da Silva: un’eccellenza nella storia dell’arte, con il suo stile inconfondibile e disarmante per la complessità dei temi e della struttura formale, per la maestria nell’uso di colore e pennelli e nella costruzione di uno spazio visivo che cattura lo sguardo e avvolge il tempo, per la profondità e l’ampiezza della sua ispirazione, valore inequivocabile e riconosciuto a livello internazionale dalle più importanti fondazioni per l’arte. Nonostante ciò, resta traccia di solo due mostre organizzate in Italia: la prima a Torino, nel 1964, e la seconda a Reggio Emilia, nel 2013.

Il giardino incantato

Più volte ho attraversato il Portogallo, e più volte ho visitato e amato Lisbona, ma la nuova prospettiva di questo viaggio, il desiderio di conoscere più a fondo questo paese, mi ha portato ad avvicinare una realtà culturale straordinaria, prima nascosta nelle pieghe della superficie di luoghi più appariscenti e più facili da raggiungere.
Seguendo questa traccia, percorrendo una strada piuttosto stretta e leggermente in salita, che dalla stazione della metropolitana di Rato conduce a nord-ovest, e che sembra portare verso luoghi privi di personalità, raggiungo invece un incantevole giardino, con una grande fonte circolare al centro, un piccolo spazio recintato con sabbia e giochi per bambini, un chiosco dove ristorarsi e godere del fresco sotto i grandi alberi del parco, circondato dagli archi antichi in pietra dell’acquedotto settecentesco, perfettamente conservati.

Il Jardim das Amoreiras, a 5 minuti di cammino da Largo do Rato e circa 15 dal Jardim do Principe Real, è un luogo speciale: protetto ma non troppo lontano da zone più frequentate della città. È il giardino amato da Maria Helena, fonte di ispirazione e spazio vitale. Poco lontano si trova la sua casa-atelier lisboeta, testimone della creazione di opere memorabili. È il luogo da lei stessa scelto per gettare le fondamenta dello spazio preposto a custodire e preservare il lavoro cui ha dedicato la vita intera.

Arrivo alla Fondazione Árpád Szenes-Vieira da Silva casualmente e precisamente in occasione di un grande evento per il Portogallo, per il Museo e per la squadra affiatata che da molti anni lavora quotidianamente, con grande passione, per conservare le opere e tramandare l’eredità di questa grande artista e del suo compagno d’arte e di vita (il pittore di origini ungheresi Árpád Szenes, altra eccellenza della pittura internazionale): lo Stato portoghese ha acquistato sei pezzi della maturità artistica della pittrice (1958-1970).

“Un evento che attendevo da ben 25 anni!”– mi confida Marina Bairrão Ruivo, direttrice e curatrice della Fondazione – “Sono qui fin dall’apertura di questa istituzione, due anni dopo la morte dell’artista. Non ero ancora direttrice a quel tempo. Queste opere sono parte del patrimonio della Fondazione da quando il Museo ha aperto le porte al pubblico, e durante tutto questo tempo sono state negoziate con impegno e perseveranza. È una grande soddisfazione per noi, un importante riconoscimento del lavoro fatto”.

da SilvaInstauro una sorta di dialogo con Vieira attraverso i suoi dipinti e le carte conservate presso la biblioteca del Centro di Documentazione e Investigazione (CDI) della Fondazione. Vieira non progetta i suoi dipinti, lascia che “il pennello si muova da solo”, traccia la prima linea e si fa spettatrice e della pittura nella sua evoluzione evidente, dello spazio che si crea di fronte al suo stesso sguardo, e lascia che la mano segua le indicazioni suggerite dal gesto, dalla traccia delle setole sulla tela. Il suo mondo pittorico è fatto di biblioteche, città, labirinti, spazi vuoti e (im)possibili; piani che si aprono e si rincorrono verso il vuoto e tornano ad addensarsi in altri spazi; foreste che diventano città, città che si popolano di figure sottili che appaiono umane per qualche istante, e subito tornano ad essere linee che sorreggono grandi architetture dove la prospettiva cambia costantemente, e la città diventa un’astronave, poi una scultura, poi ancora una superficie piana attraversata da venature e solchi che conducono all’ignoto di una piccola macchia densa e chiara, dove è possibile sostare per un attimo prima di riprendere il viaggio verso un’altra apparenza tridimensionale, o un’altra variabile geometrica.

Fundaçao Arpad Szenes-Viera da Silva: un incontro possibile

È martedì. Ho appuntamento con 10.30 con Marina Bairrão Ruivo, direttrice della Fondazione, alle 10.30. Prima di entrare mi soffermo ad osservare le linee essenziali dell’edificio rettangolare che ospita la Fondazione, uno spazio bianco, lineare, che risuona di storie e lavoro. Il fabbricato, costruito fra il 1759 e il 1769, ospitava una seteria, e fu concepito come officina-scuola, con magazzino e spazi abitativi annessi per artigiani e apprendisti (sono conservati al suo interno alcuni elementi architettonici e funzionali originali).

La sobrietà della costruzione e degli spazi interni sono una delle ragioni della scelta di Vieira da Silva di rendere questo luogo la residenza ufficiale della sua opera e di quella di Arpad (anche la scelta del nome si deve a lei), di cui ha espressamente chiesto di conservare la neutra semplicità. Marina mi accoglie con grande sorriso, gentile, aperto, disponibile.

E iniziamo, amabilmente, a conversare…

Che progetti avete per il futuro dopo questo grande riconoscimento?  Abbiamo molte mostre temporanee in cantiere affinché il museo sia sempre attivo e mantenga viva l’attenzione anche sull’opera di Vieira e Arpad. Le opere di maggiore richiamo restano nella sala grande, ma c’é molto altro materiale che a volte esponiamo nella sala più piccola. Organizziamo anche esposizioni di altri artisti,ma deve sempre esserci una relazione con Vieira e Arpad, personale o attraverso un concetto creativo che ha segnato il pensiero o il lavoro dell’artista. Organizziamo anche concerti, conferenze, presentazioni di libri… la fondazione è molto attiva e il gruppo di lavoro piccolo ma affiatato e produttivo!

Immagino abbiate anche importanti relazioni internazionali… Si, siamo molto sollecitati dall’estero, perché Vieira è molto conosciuta, e rispettiamo le opportune condizioni di sicurezza che ci permettono di ospitare opere dal MOMA, dal Centre Pompidou, e dalle altre grandi istituzioni dell’arte. È uno scambio costante che mantiene vivo il dialogo.

L’eredità di Vieira è anche una grande responsabilità verso il mondo… Certamente, abbiamo organizzato e organizzeremo esposizioni importanti anche in altri musei del Portogallo, soprattutto per chi non può raggiungere Lisbona, e anche all’estero, e il lavoro editoriale a partire dalle carte private dei due artisti e quello specifico che riguarda le mostre temporanee è altrettanto costante. Poi c’è la casa-atelier, che resta quello che Vieira voleva che fosse: un casa che accoglie residenze d’artista e uno spazio per laboratori e educazione all’arte, per bambini e adulti.

Che genere di pubblico avete? Dipende, anche dalle esposizioni temporanee che abbiamo, ma raggiungiamo in
prevalenza un pubblico informato sull’arte. In occasione dell’acquisizione di queste 6 opere straordinarie abbiamo fatto una grande campagna pubblicitaria, e incluso giorni ad ingresso gratuito. È venuta molta molta gente dicendo che non conosceva Vieira e Arpad o che non aveva mai visto queste opere anche se sono sempre state qui: mostrare in maniera differente a volte fa si che la gente osservi in maniera differente!

E che pubblico vorreste coinvolgere in futuro? Come tutti le istituzioni vorremmo che le porte fossero sempre aperte a tutti. Vogliamo coinvolgere sempre di più le scuole: in Portogallo la storia dell’arte è accessibile per lo più a chi fa un percorso di studi specifico. Infine abbiamo un programma di cui andiamo molto fieri: un nuovo progetto di illuminazione e segnaletica per ipovedenti e tavole tattili di dimensioni originali che riproducono alcune delle opere astratte dei due artisti. Anche questo progetto sarà itinerante in altri musei portoghesi!

Secondo Lei l’arte ha il potere di cambiare la realtà quotidiana delle persone? Si, soprattutto l’arte di questa qualità!

Marina non ha mai incontrato Vieira, l’ha vista  di sfuggita in occasione di una personale a lei dedicata, ma allora era  solo una studentessa di storia dell’arte.“È strano – mi dice – avere una tale confidenza, una conoscenza tanto intima e profonda della vita di questa donna che non ho mai incontrato, che mi ha cambiato la vita, e che  sento di conoscere meglio di chiunque altro al mondo”.

Un incontro davvero ……….(im)possibile!?

 

 

Riferimenti:

Fondazione/Museo (FASVS) – Praça das Amoreiras, 56 – 1250-020 Lisboa – Portugal
Casa-Atelier Vieira Da Silva – Alto de São Francisco, 3 – 1250-096 Lisboa – Portugal
sito web http://fasvs.pt (in Portoghese e Inglese)

 

 

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