Un’isola e la sua Voce


Grande interprete della musica caboverdiana per chitarra, Tibau Tavares, nativo dell’isola di Maio, sperimenta nuove sonorità strumentali e vocali rivisitando il genere melodico tradizionale

Testo di Margarida dos Reis Agues. Foto dell’Archivio Tibau

Un percorso artistico musicale del tutto originale quello che José Mario Tavares Silva, in arte Tibau Tavares, affronta nella sua isola e nel mondo e che ora racconta alla nostra corrispondente, anche lei caboverdiana di Maio. Tibau incontra volentieri Margarida mentre è in attesa di partire con sua la band di musicisti per un tour in Italia e per partecipare al Festival internazionale “Sete Sois Sete Luas” che ogni anno si tiene a Pontedera e che quest’anno ha vissuto la sua XXVII edizione.

Dagli esordi….

Nato in un villaggio in cui molti sanno suonare uno strumento, Tibau Tavares ha iniziato molto presto il suo percorso nel mondo della musica. A Calheta, nell’isola di Maio, ci sono molti musicisti – racconta con piacere – e io, all’età di sei anni, suonavo in chiesa con i ragazzi più grandi. Poi sono andato a studiare alla Escola de Musica di Praia, capitale dell’arcipelago di Cabo Verde, nella vicina isola di Santiago ed è stato lì che ho sviluppato la mia attitudine musicale. Posso dire che ho la musica nel sangue perché sono stato positivamente influenzato dai miei familiari e soprattutto da mio zio Horace Silver, noto pianista americano”.

…alla professione

L’idea iniziale di Tibau era solo quella di suonare, poi è nato il desiderio di comporre per mettere a frutto il suo innato talento naturale e la voglia di contribuire al rinnovamento della musica caboverdiana e così ha fatto, con una produzione di cui va orgoglioso: “Ho composto centinaia di canzoni e alcune dozzine sono state già registrate su disco” ci confida infatti.

Le sue prime canzoni, interpretate da alcune tra le più famose cantanti caboverdiane, hanno avuto successo subito e la prima composizione scritta in lingua creola ha dato il titolo all’album Tradiçao per il disco di Gabriela Mendes: un vero e proprio canto d’amore per la propria terra, per la semplicità del vivere che risuona nei versi:

“Mai lasceremo la nostra terra, terra di pescatori e lavoratori, il miglio nel mortaio, il canto della morna in bocca, i sandali ai piedi…”

Anche le canzoni successive, Ponciana e altre scritte per la cantante Lura, hanno immediato successo mentre Azágua viene utilizzata per una campagna sul risparmio idrico in Portogallo. E di questo Tibau va oltremodo fiero.

Un felice incontro

L’incontro con il gruppo tecno tedesco Pupkulies & Rebecca lo lancia a livello europeo con un primo disco che sorprende lo stesso Tibau e che va al di là delle sue aspettative. Infatti i Pupkulies, già sperimentatori di musica fusion, coinvolgono Tibau a cantare nel gruppo.

L’esperimento piace ai tedeschi, e non solo, soprattutto perchè, tra suoni elettronici e acustici e musiche folk francesi, inglesi, tedesche, la sua vocalità produce effetti assolutamente inattesi.

Dal successo di questo primo disco nasce dunque un nuovo progetto che va ad esplorare le radici della musica caboverdiana e della lingua creola,  quindi un secondo disco dal titolo Pupkulies & Rebecca play Tibau che raccoglie sette composizioni, tutte di Tibau.

Sulla base acustica totalmente caboverdiana, al suono di chitarra e cavaquinho (ukulele), Tibau e la band trovano un accordo perfetto, perché la musica di Cabo Verde è come la cachupa (il piatto tradizionale a base di miglio mescolato con pesce o carne e fagioli): “Se metti pesce prende il sapore del pesce, se metti carne prende il sapore della carne ma sempre cachupa rimane” spiega scherzosamente Tibau….

Presentato nel 2017 a Würzburg in Germania al più grande festival di musica africana in Europa, il disco è stato molto apprezzato e ha ricevuto ottime recensioni dalle riviste specializzate.

Popolarità e progetti

“All’estero sono molto più conosciuto che a Cabo Verde – si confida Tibau – certamente perché il mio produttore è tedesco anche se penso di avere molta popolarità tra i caboverdiani emigrati. Infatti molti dischi sono stati venduti più all’estero che nella mia patria d’origine”.

Tibau è costantemente alla ricerca di nuove sonorità, sempre partendo dai ritmi e dai suoni tradizionali, per dare un suo contributo alla cultura nazionale rivisitando i generi di musica e danza tipiche caboverdiane: la morna e il batuko.

Le melodie e i testi poetici delle sue composizioni infatti ci ripropongono la stessa evocazione melanconica della versione classica, resa famosa dalla voce intensa e inimitabile di Cesaria Evora, la cantante di morna più conosciuta al mondo, però con una armonizzazione nuova mentre l’ispirazione nasce dal dolore, dall’amore e, come in Noite a Porto Ingles, una delle sue più note canzoni, dal gustare l’incanto dell’isola di Maio.

E in una notte silenziosa e appassionata, in riva al mare, in attesa dell’alba, ascoltiamo la splendida Morena guitarra, anch’essa inno d’amore per la musica e la semplicità, nell’interpretazione di Zizi Vaz e poi in quella, altrettanto intensa, dello stesso Tibau.

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