Uno zaino per la felicità


Resoconto di un viaggio ricco di emozioni vere e di incontri inattesi, affrontato con determinazione, conquistando ogni chilometro, passo dopo passo, giorno dopo giorno

Testo e foto di Paola degliantoni

Se affronti il Cammino, se ti metti le scarpe in Portogallo, a Lisbona, per arrivare, dopo oltre 500 km, a Santiago de Compostela, in Spagna, significa che cerchi la pace e le risposte che non hai mai, o non hai ancora, trovato.
Il mio pellegrinaggio, nato da una promessa fatta in un momento difficile della mia vita, si è trasformato subito in un cammino dell’anima ma ha preso forma nella mente nei mesi della solitudine e l’ho desiderato mentre si apriva davanti a me la consapevolezza del ritorno alla vita.
Premesso questo e, continuo a ripeterlo, a chi mi dice “Che brava, bello, chissà quanti bei posti hai visto…” rispondo che non è una vacanza nè una scommessa sulla propria fisicità o preparazione atletica. E’ molto di più!

La motivazione

Il giorno in cui ho potuto prenotare il volo e gli alberghi, e organizzare le varie tappe del percorso, sono uscita dall’agenzia felice ma al contempo spaventata perchè, sì, mi sono chiesta “Ce la farai?” ma in quel preciso istante è nata anche la voglia assoluta di riuscirci e la promessa, fatta a me stessa, di arrivare da San Giacomo ad ogni costo.
Non ho mai letto commenti e giudizi di persone che lo avessero fatto solo per camminare. Ognuno affronta il cammino con il suo passo, con i suoi dolori e il proprio passato.
Ecco: il passato, le motivazioni, tutto riemerge anche se sepolto da anni ed è qui che inizia il vero cammino.
Nella moltitudine dei pensieri che ti assalgono nel silenzio dei tuoi passi, la mente vola nel labirinto dei ricordi e tutto riprende forma, la pellicola della vita comincia a girare all’incontrario e proietta davanti a te il tuo stesso vissuto, così ti rendi conto di quanto sia inutile la nostra quotidianità costruita sul lusso, il superfluo e quella continua gara a chi fa di più, a chi è più avanti nel lavoro, nella professione e nell’avere sempre quel qualcosa di più degli altri.

Le emozioni

Durante quei diciannove giorni, peraltro durissimi con una media di 35/40 km al giorno, ho pianto, ho riso e ho pregato. Mi faceva stare bene pregare. San Giacomo mi era accanto e i tanti kilometri, e la fatica, diventavano lievi. Il cammino fa riflettere su tutto ciò che la vita ci ha dato, tolto e offerto. Sta a noi fare tesoro di questo vissuto e trovare felicità e serenità.
Per me è stato come racchiudere la felicità in quello zaino che mi portavo in spalla e in cui ogni sera aggiungevo piccole grandi fatti, come il sapore delle cose semplici, di un saluto, di un abbraccio, della condivisione di un sorso d’acqua.

Gli incontri

Si cammina soli, anche quando si è in compagnia. E poi ci sono attimi di grande condivisione quando si sosta per mangiare o semplicemente per riposare. Tante nazioni, tanta umanità e a volte tanta sofferenza. Volti che trasmettono gioie e dolri, semplicemente la vita che hanno vissuto.
Ho incontrato persone di tutte le età e nazionalità e in ognuna ho riscoperto il volto dell’umanità, quello che raramente troviamo nella nostra vita quotidiana.
Ho attraversato città, paesi, boschi, montagne. I colori della campagna portoghese e poi spagnola, verde e rigogliosa, hanno incorniciato i miei passi su quel terreno rispettando ogni singola pietra, ogni pozza d’acqua.
Ho diviso il mio panino con i pellegrini e con il cane nero che mi ha accompagnato per tre tappe.
Ho incontrato persone meravigliose che mi hanno offerto acqua quando non c’erano punti di ristoro per parecchi chilometri e apprezzato la semplicità di chi, senza chiedere nulla, ti aiuta a togliere lo zaino e ti offre una birra, abbracciandoti al punto da farti piangere per la gioia.
Questa è la magia del cammino!

Le mie tappe


Ogni tappa è un traguardo personale, siano 15 o 40 i chilometri previsti e poi percorsi con determinazione. Resterà impresso nella mente, nel cuore e nel libretto del Pellegrino.
Ognuno sceglie con chi e quanto camminare, dove fermarsi, dove riposare. E quando il tramonto colorerà di rosso l’orizzonte, resterà il tempo per sentirsi appagati dalla giornata vissuta. Il riposo, i pellegrini, la gente comune saranno poi l’ultimo pensiero prima del sonno ristoratore.

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